<<Ogni anno, all’inizio della primavera, il lavoro della Megaditta veniva sospeso perché tutti gli impiegati potessero assistere, in un mistico silenzio, alla gioiosa cerimonia di addio ai colleghi pensionandi. Era timonata dal Mega Presidente Galattico in persona, il Duca Conte Lup Man, Gran Ladr, Farabutt Multinaz, Figl di Putt, Francesco Maria Barambani.

“A nome anche dei qui presenti membri del gran consiglio dei Dieci Assenti, porgiamo amici, sottoposti, l’estremo saluto ai nostri compagni di viaggio, giunti dopo un lungo ed operoso tragitto, al casello d’uscita. Cari inferiori, nell’autostrada della vita, è un doveroso segno di civiltà farci da parte quando chi ci segue, più veloce e scattante, ci taglia la strada.

Perché andare in pensione, oltre al diritto di un meritato riposo, merita anche un preciso dovere sociale per i membri della terza età: lasciare il posto ai giovani.”>>

 

È così che il granduca Barambani, nel celebre film degli anni ‘80 “Fantozzi va in pensione”, dà il via alla cerimonia di “riconoscimento tangibile dell’azienda per i 30 anni di servile fedeltà” dei prossimi pensionati. Fantocci, pardon, Fantozzi, con la fronte imperlata e le mani sudate, si accinge, con un misto di tristezza e ansia, al bancone di premiazione. Lì riceve, come segno di riconoscenza per anni lavoro, un “prezioso orologio da tasca in simil-oro, con catena, incisione del nome dell’inferiore e carillon”.

Ecco che in meno di due minuti di scena viene delineato un quadro perfetto, seppur in parte datato, della società.

Fantozzi, impiegato comune, stereotipo dell’italiano tipo, si trova alla fine della sua carriera lavorativa. Si sente agitato perché adesso le sue certezze non esistono più, si ritroverà il giorno seguente al pensionamento a cercare invano il suo cartellino nella bacheca per poterlo timbrare.

 

“Il lavoro nobilita l’uomo”, “il lavoro ci rende schiavi”, ognuno la vede a modo suo, vero è che le nostre giornate sono scandite dai ritmi lavorativi.

Il lavoro è una parte fondamentale della nostra esistenza. Se pensi a quanta energia ed impegno metti nel tuo lavoro, potrai certamente capire.

Viene però un momento nella vita in cui non puoi più lavorare, in cui le tue energie si esauriscono e ti devi concedere un meritato riposo.

 

La generazione dei nostri nonni, e in parte quella dei nostri padri, riponeva nello stato di pensionamento una sorta di riconoscimento per tutti gli sforzi che aveva fatto durante la vita.

La pensione era vista come un vero e proprio traguardo da festeggiare, una data segnata di rosso sul calendario. Adesso non è più così, il traguardo è stato allontanato, la data sul calendario è stata spostata (di molti anni!) e quando gli obiettivi sono troppo lontani ci stanchiamo anche di raggiungerli. E poi, raggiungerli per cosa?

 

Ti sei mai chiesto a che età riesci ad andare in pensione? Sicuramente sì. 

Ammettilo, la cosa ti fa stare tranquillo? Io non lo sono affatto, non c’è niente che mi assicuri che avrò una pensione e che questa sarà sufficiente per mantenermi.

 

A volte penso, “Dai, almeno la minima me la concederanno”. Però, nei tempi biblici che trascorreranno prima di riscuotere, forse, una pensione, chi sa quante cose potranno cambiare:

L’INPS esisterà sempre? Se ci sono più pensionati che lavoratori, come troveranno il modo di restituirmi i soldi? Quanto sarà la pensione minima? Chi sa quanto varrà quella cifra tra diversi anni?

 

Dimmi che anche tu la pensi come me, perché non è possibile fare altrimenti.

Mi viene da pensare che la cerimonia di pensionamento di Fantozzi ricalchi benissimo la realtà attuale. La megaditta diventa lo stato, che accompagna al casello di uscita i “sottoposti” pensionandi. Con un giro di parole li celebra, ma allo stesso tempo si prende gioco di loro. Dice che i loro sforzi sono riconosciuti, ma in verità il ragionier Fantozzi, il compare Filini e la signorina Silvani, si trovano la porta chiusa alle spalle e in tasca un misero orologio in finto oro.

 

Fantozzi, come sempre, oltre al danno subisce anche la beffa. Sull’orologio trova inciso il suo nome, peccato però che sia errato. Lo sventurato viene abbattuto ancora di più dal saluto del  mega direttore generale che gli dice: “Caro Bambocci, non la dimenticheremo mai”. Ma come, pensa lui, dopo 30 anni di impegno non mi merito nemmeno di essere chiamato con il mio nome?

Sembra ridicolo fare questo paragone, ma se ci pensi bene è proprio così.

 

In fondo non siamo che numeri agli occhi dello stato, siamo statistiche, siamo percentuali o segni “più” e “meno” sui fogli di calcolo delle grandi istituzioni previdenziali.

 

Ma dove stanno i sentimenti? Dove sta la riconoscenza? Dove andranno i contributi che hai versato in tutti gli anni del tuo lavoro?

 

Lo scenario diventa triste e angosciante e le note del carillon che escono dall’orologio di Fantozzi si dimostrano una colonna sonora perfetta.

Una cosa di questo film sicuramente non è in linea con i nostri tempi, riesci a capire cosa?

Dai, ti do un aiuto: “i 30 anni di servile fedeltà”! Magari fosse così, magari potessimo andare in pensione dopo 30 anni. Dalla fine degli anni ’80 ad oggi sono cambiati di molto i parametri di pensionamento.

 

Attualmente, le regole generali per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono le seguenti:

  • il raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi di età

  • 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi versati per le donne.

 

È un po’ come se ti chiedessero di scegliere tra una soluzione brutta e una pessima. Non trovi?

Un’altra frase del discorso del Megadirettore di Fantozzi non coincide con la realtà dei nostri giorni: “lasciare spazio ai giovani”. Anche oggi è una frase che, paradossalmente, viene usata, ma se siamo costretti a lavorare per tutti questi anni, come possiamo lasciare spazio ai giovani? Invece che lasciare il lavoro ai figli glielo rubiamo…qui c’è qualcosa che non quadra.

E poi, al giorno d’oggi, siamo così sicuri di poterci mantenere un lavoro ed uno stipendio stabile? Con le incertezze che ci circondano, la risposta purtroppo è no. Il precariato va a braccetto con le nuove generazioni…e non solo!

 

C’è anche un’altra cosa che non ti dice veramente nessuno: devi augurarti che la speranza di vita non aumentiche quindi la ricerca non progredisca e che la tecnologia non faccia passi in avanti…

 

Perchè?

 

Perchè avrai un ulteriore problema da affrontare.

 

Quale?

 

Andrai in pensione sempre più tardi e la tua pensione si ridurrà e anche drasticamente.  

L’economista Tito Boeri, attuale presidente dell’INPS, in una dichiarazione ha delineato uno scenario futuro ancora più angosciante:

i nati nel 1980 saranno costretti a lavorare fino a 70-75 anni e godranno di pensioni più basse rispetto a quelle attuali, circa il 25% in meno.

 

Ti chiederai: come mai in così poco tempo passeremo da 66 anni e sette mesi, a 70-75 anni?

Perché con la legge attuale l’aumento della speranza di vita delle persone inciderà e non poco :

La legge 122/2010 ci dice:

“In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1º gennaio 2013 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva”.

 

 

Questo significa che in sostanza più aumenta la speranza che tu viva e più tardi andrai in pensione. Infatti il primo adeguamento che c’è stato nel 2013 ha aumentato di 3 mesi il momento in cui potremmo accedere alla pensione,  mentre il prossimo aumento è previsto nel 2019 e poi sarà rivisto ogni 2 anni cioè nel 2021, nel 2023, nel 2025, e così via. In sostanza più camperai e più dovrai aspettare ad andare in pensione.

È chiaro,  l’alternativa c’è,  ovvero andare prima rinunciando ad una buona parte della nostra pensione, ma di questo ne riparleremo in futuro…

 

Il granduca Barambani, alias lo stato, ce l’ha fatta un’altra volta. Ed ecco che noi ci sentiamo presi in giro, proprio come il ragionier Fantozzi alla cerimonia di premiazione dei pensionandi. Solo che al posto delle parole “come è umano lei…” useremmo qualche altra espressione un po’ più colorita.

 

Fosse finita qui…ma in realtà la speranza di vita continua a fregarci. Oltre a farci vedere il traguardo dell’agoniata pensione molto in là nel tempo, inciderà molto su quanto andremo a prendere.

Hai mai sentito parlare dei Coefficienti di Trasformazione del Montante Contibutivo?

Immagino di no, o almeno non credo proprio tu ne abbia mai sentito parlare in tema di pensioni.

Il tasso di conversione è la percentuale che converte in pensione il capitale contributivo che hai accumulato lungo tutta la tua vita lavorativa. Ad esempio, se tu hai accumulato 200.000 € di contributi e hai 64 anni oggi, questo capitale viene moltiplicato per il corrispondente Coefficiente di Trasformazione del Montante Contibutivo, che in questo caso è pari al 5,159% (vedi tabella sotto). Quindi avresti una pensione di 10.318 € annui, pari a 859 € mensili. Pensa che se tu fossi andato in pensione del 2009 la tua pensione sarebbe stata di 11.822 €, pari a 985€ mensili. In pochi anni ci siamo mangiati qualcosa come 125 € al mese.

Come puoi vedere nella tabella sottostante, negli anni questa percentuale è diminuita. Perchè? Perché è basata sull’aspettativa di vita delle persone. Ecco come trasformare una bella notizia in una pessima notizia. Sì, è proprio così, più possibilità ci saranno di vivere a lungo e più la tua pensione si ridurrà.

fonte: http://www.pensionioggi.it/dizionario/coefficienti-di-trasformazione#ixzz4XWBg1Lvc

Quindi, riflettendo sulla tua pensione, devi tenere conto che ciò che pensi di percepire oggi, non sarà quello che riceverai domani. Dovrai aver per sempre un lavoro costante che ti porti a versare dei contributi continuativi. Devi pensare di lavorare per molti anni, augurandoti di poterlo sempre fare.

Quello che mi immagino, tenendo conto di questi fattori è che le nostre pensioni saranno ridicole, questo è il termine più adatto. I soldi del nostro lavoro di anni si ridurranno a briciole.

Comunque “non ti preoccupare”, che oggi la pensione minima è di 501,89 euro. Pensa a come spendi facilmente questa cifra in un mese, qualche bolletta, un po’ di spesa ed ecco che hai già finito i soldi.

 

Poi non ci dimentichiamo che ciò che spendiamo ora non sarà lo stesso di quello che dovremo spendere in futuro. Con l’avanzare dell’età i problemi aumentano. A 75 anni, non te lo auguro, ma molto probabilmente i soldi per le spese mediche aumenteranno, inoltre con te invecchierà anche la tua casa che dovrà essere mantenuta e gli imprevisti crescono. E non voglio nemmeno immaginare cosa farai se dovrai pagare anche un affitto. In poche parole, per finire i soldi della tua pensione, sempre che la riceverai, farai molto presto.

 

Non potrai assolutamente permetterti di fare le gitarelle fantozziane fuori-porta o di goderti un minimo del tuo meritato riposo. Non potrai fare assolutamente niente, c’è solo da augurarsi di non ritrovarsi a dormire sotto ad un ponte.

E poi ti ci vedi a più di 70 anni a fare un lavoretto per arrivare alla fine del mese? Facciamo di tutto per prolungarci la vita e poi forse un giorno rimpiangeremo di averlo fatto.

Chi sa se un giorno, arrivati a non avere una pensione sufficiente per campare, dovremmo fare tutti come Fantozzi: tornare a lavorare (a nero) nello scantinato della megaditta del mega presidente galattico.

 

Lo scenario del nostro futuro è angosciante più che fantozziano. Non è bello quello che ci aspetterà, ma è altrettanto terribile vivere ora nella paura di non sapere come faremo a camparci.

Ecco che entra in gioco la , senti come suona bene, uno spiraglio di luce nel buio più angosciante. Vivere SuperSereno è una sensazione che ti libera da ogni peso, le domande che adesso ti fai, “Che ne sarà di me?” “Come farò a mantenermi?” “Ce la farò a lavorare fino a 70 anni?”, spariscono e il tuo stomaco si alleggerisce.

Invece che avere pensieri negativi sul futuro (perché se anche non te ne accorgi ci pensi eccome) puoi iniziare a fare pensieri positivi e concederti la non solo quando sarai anziano, ma anche ora, sapendo che hai costruito certezze sul tuo futuro incerto.

 

Il resto son chiacchiere!

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