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Isabella non avrebbe mai pensato che il suo adorato cane avrebbe potuto mandare la sua famiglia sul lastrico…

“Koda!! Koda vieni qua! Vieni a mangiare.”

Non faccio mai in tempo a finire la frase che il mio cucciolo arriva di corsa.

Oddio, chiamare “cucciolo” un cane di oltre 60Kg fa quasi sorridere. Ormai è diventato grande, ma è sempre un giocherellone. Un vulcano di energia tutto peloso.

Sono già passati 4 anni da quando Koda è diventato il compagno fedele di casa. Era il 21 maggio. Me lo ricordo bene perché quel giorno Benedetta faceva 5 anni. Koda fu il nostro regalo per il suo compleanno.

Mia figlia ci aveva convinti…ci prese per sfinimento. Lei si era proprio fissata, voleva a tutti i costi un cucciolo. Ce lo ripeteva tutti i giorni e questa storia durò per più di un anno: “Vi prego”, “Se prendiamo un cagnolino faccio la brava”, “Lo porterò sempre io a spasso”.

Benedetta aveva già deciso il nome. “Mamma, lo voglio chiamare Koda, perché sarà tenero come l’orso del cartone”.

Ancora non avevamo un cane ma il suo nome risuonava continuamente tra le mura di casa. Così facendo Benedetta ci aveva già fatto affezionare a lui, ancor prima di vederlo scodinzolare in giardino.

Decidemmo così di prendere un Akita. Una razza affettuosa, forte e leale. Non aveva proprio l’aspetto dell’orso del cartone animato che piaceva tanto a mia figlia, ma certamente era tenerissimo. Koda gli si addiceva proprio come nome.

Mi ricordo la prima volta che lo portammo a casa. Era un batuffolo di pelo. La coda folta, il manto fulvo mitigato da toni panna. Sotto le orecchie grandi e appuntite, un musino dolce dolce.

Non potevi resistere alla sua tenerezza.

E pensare che ci ho messo un anno per farmi convincere da mia figlia. Io non volevo prendere un cane, pensavo portasse solo scompiglio. Invece mi sbagliavo di grosso. Da lui ho ricevuto amore, accoglienza, protezione, gioia…di cui non posso fare a meno.

Non riesco più ad immaginarmi casa nostra senza Koda. Ormai il mio cagnolone è uno di famiglia a tutti gli effetti. Sulla mensola di camera ho incorniciata una foto che amo molto. È stata scattata da mio cognato, quanto tornammo dall’ospedale dopo la nascita della mia seconda figlia.

Ci siamo io e Marco con il braccio Matilde, in fasce, Benedetta, che aveva 6 anni, e il piccolo Koda che aveva solo un anno e mezzo. La mia famiglia al completo. Guardo quella immagine tutte le mattine appena sveglia e la mia vita attorno a loro sembra completa.

In quella foto si percepisce subito il forte legame che c’è tra Benedetta e il suo cucciolo. Lui la adora, la difende sempre, è un fedele custode. Quando mia figlia si siede al tavolo per fare i compiti lui si mette lì accanto a lei. La fissa mentre legge o scrive e gli basta quello per essere felice.

Quando Benedetta torna da scuola, Koda la aspetta scodinzolando per farsi coccolare. Lei entra in casa, posa lo zaino, ed abbraccia subito il suo migliore amico. Un rituale che si compie ogni giorno.

Quando è in compagnia di Koda, gli occhi di mia figlia si illuminano di una luce particolare, come quando si guarda un figlio, un amato o un amico a cui siamo profondamente legati.

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Per un bel po’ di tempo quella luce nei suoi occhi è cambiata. Un giorno la serenità di mia figlia e della nostra famiglia è stata stravolta in una manciata di minuti.

Mi dispiace che lei ci abbia sofferto così tanto, forse più di tutti noi. Ed anche Koda, sono sicura, ha sofferto…

Si sa, gli animali vivono di istinto. Alcune reazioni dei nostri cani non si possono controllare, anche se non ti immagineresti mai che il tuo cucciolo possa essere responsabile di un disastro.

Me ne sono accorta bene con Koda.

Lascia che ti racconti come è andata questa storia…

È una delle prime domeniche di sole. La bella stagione è iniziata ed io e Marco decidiamo di organizzare un pranzo in giardino con degli amici.

Tutto va per il meglio.

 

I ragazzi stanno giocando, Koda è sempre con loro, come se si sentisse in dovere di tenerli sott’occhio. Noi grandi siamo a tavola a scambiare due chiacchiere. Stiamo aspettando una cara amica di vecchia data che deve raggiungerci per il caffè.

Claudia, così si chiama, è un concentrato di positività e gentilezza.

“Ciaoooooo Isabella!!!” Sento la sua voce squillante che ci avverte della sua presenza.

 

Mi alzo per andare ad aprirle il cancello. La vedo da lontano. È sempre la stessa donna solare di sempre. Mi spalanca un sorriso e mi corre incontro.

Koda inizia ad abbaiare. “Chi è questa qui?” Si starà domandando.

Lo tranquillizzo, “Buono Koda, è una mia amica, smetti di abbaiare.”

 

Claudia mia avvolge in un abbraccio stringente.

Koda non smette di abbaiare. Ma che gli sarà preso?

 

“Dove è Beatrice?”, mi chiede Claudia con entusiasmo.

“Eccola! Non la riconosci più? Sono passati tanti anni…” le dico.

“Beatrice!! Come sei cresciuta? Fatti abbracciare!.

 

Vedo Koda sempre più agitato.

Claudia si lancia addosso a mia figlia per riempirla di baci.

Non faccio in tempo a tenerlo per il collare che in un balzo schizza al braccio di Claudia a denti scoperti.

Tutto si svolge in un attimo, sotto gli occhi dei bambini e di tutta la tavolata.

Koda è incontrollabile. Non l’ho mai visto così! Cerco di tirarlo via da lì, ma la mano di Claudia è sotto la sua stretta potente. Grida di spavento e di dolore riempiono l’aria.

Mio marito, con forza, riesce a far mollare la presa a Koda e a portarlo via. Beatrice è in lacrime.

Tutti sono sbigottiti. Claudia in preda al panico con la mano ed il braccio pieni di sangue.

 

Non pensavo di vedere mai una scena del genere, in casa mia poi…

La giornata è partita nel miglior modo possibile e si è conclusa in tragedia, con l’arrivo dell’ambulanza a sirene spianate.

 

Corro subito in ospedale per assistere Claudia, ma non posso avvicinarmi, la stanno portando in sala operatoria. Il morso alla mano può averle causato dei gravi danni, dicono i medici.

Mi dispero. Sento che tutto il mondo mi sta crollando addosso. Come è possibile che sia successa una cosa del genere? Mi sento responsabile. Decido di provare ad essere forte e a prendere in mano la situazione. Ma cosa posso fare? Ormai il danno è fatto.

Mi sento in colpa per Claudia, per non aver fatto allontanare Koda al suo arrivo.

Mi sento in colpa per mia figlia.

Beatrice è quella che si è spaventata più di tutti, non ha capito il comportamento del suo adorato cane, si è sentita come tradita.

Sicuramente Koda ha reagito così proprio per proteggerla. Probabilmente ha riconosciuto in Claudia, nella sua gestualità, una minaccia.

Non giustifico il comportamento di Koda, è chiaro. Cerco solo di capire cosa gli sia scattato in testa, perché non riesco a darmi pace.

Nei giorni a seguire vado a trovare Claudia in ospedale. Provo in tutti i modi a scusarmi con lei, cercando invano a placare il suo dolore e anche il mio. Lei reagisce sempre in maniera scostante, mi sembra quasi un’altra persona.

 

All’inizio penso che sia dovuto al momento.

Non deve certo essere facile per lei. Costretta in un letto di ospedale, con 30 punti di sutura, a sperare di poter recuperare l’uso della mano.

 

Tutti i suoi progetti di tornare a lavorare in Inghilterra probabilmente sono andati in fumo. Più che ci penso e più che mi viene voglia di piangere. Cerco una soluzione e non la trovo.

Nei giorni seguenti scopro che Claudia è stata dimessa. Tento di chiamarla più volte ma non risponde mai al telefono. Capisco chiaramente che la mia amica non vuole parlare con me.

Il tempo sana tutte le ferite, mi dico.

Poi passano dei mesi e riceviamo una richiesta di danni! Apro la lettera e dell’avvocato mentre la leggo mi siedo, perché mi sento mancare.

 

Claudia ha deciso di denunciarmi, in quanto proprietaria di Koda, per i danni causati dalla sua aggressione.

L’atto di citazione riporta le seguente frase: “A fronte di danni permanenti quantificati nel 30% e di una inabilità temporanea durata 108 giorni, si richiedono € 176.000,00”.

Immagini cosa si possa provare leggendo una cosa del genere?

Mi sembra di vivere un incubo. Capisci subito che è finita una grande amicizia. Io e Claudia eravamo molto legate e mai e poi mai avrei pensato che il nostro rapporto venisse scalfito. Invece è andata a finire in tutt’altro modo.

Rileggo la cifra che ci è stata chiesta: 176mila euro! Non li ho nemmeno mai visti tutti questi soldi insieme. Siamo una famiglia semplice, come tante, e si riesce difficilmente a mettere da parte qualche soldo, figuriamoci una cifra del genere. Impossibile!

 

Mi immagino la nostra casa pignorata, e mi sento svenire. Tutto questo disastro per un morso!

Ne parlo con mio marito e ci vediamo costretti ad affidarci ad un avvocato.

Sono mesi duri questi, che ci fanno rapportare ad una realtà sconosciuta e complicata, fatta di legali, di tribunali e di paura.

 

Io non avrei mai immaginato che Koda, il mio cane tanto dolce e tenero, potesse mai aggredire qualcuno, tantomeno una cara amica. Però non avrei mai scommesso nemmeno il contrario…

Dal primo giorno che Koda mise le zampe in casa nostra, decisi che sarei stata responsabile per lui. Lo avrei sempre trattato al meglio e protetto.

Il mio cane non può controllare le sue azioni, ma io posso governare le conseguenze del suo comportamento!

 

Alla fine il Tribunale ha riconosciuto a Claudia una invalidità tra il 22% e il 24% e ci ha costretti ad un risarcimento complessivo di € 92.175,00 per i danni fisici causati dal morso del nostro cane, per danni morali e per tutte le spese mediche.

 

Essermi protetta dai danni che avrebbe potuto causare Koda a qualcun altro, mi ha dato la possibilità di risarcire Claudia per i € 92.175,00 richiesti.

 

E inoltre mi ha permesso di sostenere tutte le spese legali …e ti assicuro che anche solo queste da sole sarebbero state un grosso problema.

Io e mio marito siamo riusciti a ripagare tutte le spese senza andare ad intaccare la stabilità finanziaria e la serenità della mia famiglia.

Certo non posso tornare indietro nel tempo. Claudia ha subito un danno e questa è la cosa che mi addolora di più, ma avere la certezza di poterla rimborsare per tutto quello che ha passato, mi fa vivere con molta più tranquillità questa situazione.

Il senso di colpa si fa da parte e mi dà la possibilità di provare a ricucire un rapporto con la mia amica. Spero un giorno di poter tornare a sorridere con lei e ad essere l’una un punto di riferimento per l’altra.

Posso continuare ancora ad occuparmi di Koda e della mia famiglia.

Quando ti senti tranquilla e protetta riesci a vedere ogni cosa da un’altra prospettiva e il futuro ti sembra più roseo. Si accende in te una speranza che ti permette di superare ogni difficoltà.

Ci sono due tipi di serenità, quella superficiale e quella profonda.
Quella che possiamo vedere è la serenità superficiale: mi sveglio, lavoro, torno a casa, mangio, dormo.
Un evento imprevisto, che va oltre la quotidianità, ti rende completamente vulnerabile, perché il danno economico che dovrai sopportare farà crollare all’improvviso tutto il tuo universo.

 

La ti rende libero dalla preoccupazione di cosa ti riserva il futuro…perché hai sempre un porto sicuro dove approdare in caso di tempesta.

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.

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