Skip to content

5 cose che devi sapere sul calcolo della tua pensione

Quando Federica aveva 37 anni non pensava che avrebbe ricevuto una pensione da fame. Ma nel 2040 si è ritrovata con gli occhi sbarrati ad esclamare: Oh cavolo!

18 SETTEMBRE 2040

Guarda, è uscito anche il sole. Eppure non era previsto dal meteo. Strano, negli ultimi anni non si sbagliano praticamente mai.

Forse devo prenderlo come un segno. Una bella giornata autunnale di sole, proprio oggi. Oggi che inizia la mia nuova vita.

Mi viene da sorridere. Sto per compiere 70 anni e mi sembra di vivere una seconda giovinezza. Ho pensato per tanto tempo a cosa avrei fatto una volta arrivata alla pensione. Adesso che ho raggiunto questo traguardo non mi sembra vero.

Voglio riposarmi e togliermi delle soddisfazioni. Vorrei fare un viaggio. Ma chissà se riesco a convincere Andrea. Ha sempre detto che compiuti 75 anni non si sarebbe più mosso di casa e per ora sta mantenendo la parola.

Oggi è il mio giorno. Oggi arriva la mia prima pensione. Non mi sarei mai immaginata di essere così felice.

Gli ultimi anni dietro la cattedra sono stati veramente difficoltosi. Non mi vergogno a dire che qualche volta la sera ho durato fatica ad addormentarmi al solo pensiero di fare lezione il giorno dopo.

Io amo stare con i ragazzi. Credo che il ruolo dell’insegnante sia fondamentale, quasi un maestro, un testimone di vita nelle giovanili fragilità quotidiane.

Alla soglia dei 70 anni però è difficilissimo stabilire un rapporto con loro. Entrare nella mente di un quindicenne non è più così facile per me, alla mia età.

Appena iniziai a fare la professoressa avevo una tale carica addosso, che mi sentivo un vulcano di energia. Riuscivo a trasmettere ai ragazzi tutta la mia passione, sapevo come coinvolgerli.

Sarà che mi ci è voluto tanto tempo prima di ottenere la cattedra. Se ripenso a tutto quello che ho fatto, mi sembra impossibile.

Ero abituata alla storia lavorativa di mio padre, che era entrato a 18 anni fare l’operaio in un’azienda tessile ed è andato in pensione nella stessa azienda. Ah, il mito del posto fisso. Io non ho mai capito cosa significasse.

Con la mente faccio un salto indietro nel tempo.

A 19 anni inizio la facoltà di Lettere. Sento già che un giorno avrei fatto l’insegnante. Appena iscritta mi metto subito in cerca di qualche lavoro per mantenermi gli studi.

Le ripetizioni sono il mio pane per 5 anni. A quelle lezioni private affianco anche altri impieghi, per arrotondare. Sono tutti lavoretti che mi portano a racimolare pochi euro all’anno, giusto per pagarmi l’università.

Penso che questo cambio continuo di impieghi sia un rito di passaggio per tutti gli studenti. Guardo mio padre e penso: “Dai, che appena finisci l’Università anche tu potrai avere un lavoro sicuro!”

Adesso mi viene da ridere. Ero proprio giovane e, devo dirlo, anche illusa.

Ho sempre avuto il pregio e il difetto di essere una sognatrice. Mi immaginavo mondi che un giorno avrei vissuto, cose che avrei fatto. Poi non è stato proprio così.

Il giorno della laurea sono molto emozionata. La mia tesi è incentrata su un autore incredibile e quasi sconosciuto.

Ho studiato fianco a fianco con gli esperti di un Istituto di ricerca di Linguistica e Letteratura. Ci ho passato quasi tutte le mie giornate, per mesi e mesi prima della discussione della tesi.

Appena diventata Dottoressa in lettere mi vedo già a lavorare lì. A fare ricerca, a tenere incontri di formazione per ragazzi.

In effetti in quell’Istituto riesco a lavorarci, ma con un contratto di stage, senza percepire nemmeno un euro. È così che inizio a fare i conti con la realtà e con una serie infinita di lavori precari.

La prima volta che faccio una sostituzione in una scuola superiore mi batte il cuore a mille. Mi bastano pochi mesi in quelle classi di ragazzi per capire che fare la professoressa sarebbe stato il lavoro della mia vita.

Così partecipo con grosse speranze ai concorsi per gli insegnanti.

Spero piano piano di scalare la classifica per riuscire ad ottenere il ruolo. Ricevo una chiamata per andare ad insegnare al liceo della mia città all’età di 37 anni.

37 anni e finalmente un lavoro vero.

Che bella sensazione di liberazione. Finalmente posso iniziare a costruire una famiglia. Mia figlia Giulia è nasce in quel periodo.

A pochi mesi dice per la prima volta “Mamma”.

Il giorno che questa parola esce dalla bocca di mia figlia, ricevo una notizia che aspettavo da tanto tempo. Quasi non ci credevo più.

Alla soglia dei 39 anni, vengo chiamata per entrare come insegnante di ruolo. È una conquista incredibile. È proprio vero che le cose sofferte si apprezzano ancora di più.

Oggi, a fine carriera lavorativa, mi trovo qui a ripensare a tutta la mia strada in salita. Non rimpiango niente. Sono soddisfatta della mia esperienza. Ora però sono contenta di godermi la mia pensione.

So che ho dato il massimo, ho fatto tutto quello che potevo fare. Adesso voglio smettere di lottare.

Sono un po’ agitata. Chissà, forse ho delle aspettative troppo alte.

Arriva…
€ 650,36
Oh cavolo, sarà un errore!

Questa è la storia di Federica.

E purtroppo quella cifra non è un errore. Per capire meglio la sua esclamazione di stupore, facciamo alcuni conteggi.

Partiamo subito dalla simulazione, ad oggi, della sua pensione. Per farlo usiamo il sito de Il Sole 24ore.

fonte: http://epheso.24oreborsaonline.ilsole24ore.com

Come possiamo vedere dal simulatore Epheso, la pensione di Federica prevista per il 2040 è pari a € 11.021 annui, che diviso in 12 mesi è uguale a € 918,41.

Ma allora perché si è ritrovata con soli € 650,36?

C’è un perché. Mi spiego meglio. Partiamo dal capire quali sono le 5 cose importanti che dobbiamo sapere sul calcolo della nostra pensione.

1) I versamenti

Il sistema contributivo si basa esclusivamente su quanto verseremo durante l’intera vita nel nostro “salvadanaio” pensionistico.

Per ogni anno di lavoro versiamo una somma all’INPS. Questa somma è determinata applicando l’aliquota opportuna sul reddito imponibile.

Come abbiamo letto nella storia, Federica ha vissuto lungamente con lavori precari, mal pagati, ma soprattutto che le hanno fornito pochi versamenti contributivi.

Quindi il “salvadanaio” pensionistico di Federica ha cominciato a riempirsi realmente dall’età di 31 anni e, in maniera definitiva, a 39 anni quando è passata di ruolo come insegnante.

Perché è importante sapere quanti sono i versamenti?
Perchè sono la base del nostro salvadanaio pensionistico. Più ne hai e più puoi sperare di avere una pensione decente. Quindi monitorare, almeno ogni tre anni, i versamenti fatti è importantissimo.

 

2) Il montante contributivo

Questo valore rappresenta l’importo totale dei versamenti effettuati sommato al tasso di capitalizzazione annua (che corrisponde agli interessi riconosciuti sul totale dei versamenti).

Perché è importante sapere a quanto siamo arrivati di montante contributivo?

Perché sarà, in concreto, il valore che si trasformerà in pensione nel momento in cui ci andremo.

 

3) Il Tasso di Capitalizzazione

Il tasso di Capitalizzazione è il tasso di rivalutazione che l’INPS mette ogni anno sul totale dei contributi accumulati.

Nel concreto, questo tasso viene calcolato sulla media degli ultimi cinque anni del PIL.

fonte: https://www.pensionioggi.it/dizionario/coefficienti-di-capitalizzazione

Come possiamo notare, nel 2015, per effetto del PIL negativo degli ultimi cinque anni, il Ministero del lavoro ha addirittura decretato di dare una rivalutazione pari a 1.

Questo è accaduto per non portare in deficit il montante contributivo. Che avrebbe portato a ritrovarsi addirittura con meno soldi di quelli versati.

Quindi dobbiamo sperare che l’economia italiana vada bene, affinché il totale dei contributi che versiamo possano crescere nel tempo.

Altrimenti il rischio è di ritrovarsi in mano un pugno di mosche al momento della pensione.

Perché è importante capire quant’è il tasso di capitalizzazione?

Perché sono gli “interessi” applicati ai versamenti che ogni anno facciamo, sommati ai versamenti che abbiamo maturato nel tempo.

Quindi conoscere l’andamento del PIL e della nostra economia non è solo un esercizio per gli economisti, ma ci fa capire come influenza la nostra pensione.

 

4) Il coefficiente di trasformazione

fonte: www.pensionioggi.it#ixzz4XWBg1Lvc[/bsf-info-box

Il coefficiente di trasformazione è la percentuale che si deve applicare, nel momento in cui si andrà in pensione, al nostro montante contributivo.

Come vediamo, questo tasso è in diminuzione perché, dopo la Riforma Fornero del 2011, viene legato alla speranza di vita delle persone, che fortunatamente per noi è in aumento.

Purtroppo però per le nostre tasche pensionistiche sarà un duro contraccolpo, perché si ridurrà sempre di più il coefficiente di trasformazione, riducendo così il valore della pensione che andremo a prendere.

Facciamo un esempio concreto.
Se ho maturato € 100.000 (montante contributivo + tasso di capitalizzazione) e fossi andato in pensione nel periodo 2013-2015, a 69 anni, la pensione sarebbe stata di € 6.283 annui. Nel periodo 2021-2022 la pensione annuale è di € 5.985.

Quindi, se la speranza di vita aumenta, l’INPS erogherà un valore inferiore perché lo dovrà garantire più a lungo.

Perché è importante conoscere il coefficiente di trasformazione?

Perché conoscere la sua valorizzazione nel tempo, ci potrà dare un segnale chiaro di quanto sarà la pensione nel momento in cui ci andremo.

 

5) L’inflazione

Esattamente come nei simulatori dell’INPS, anche quello del Sole 24 Ore che abbiamo preso in esame prima, calcola il valore economico della pensione.

Ovvero riesce a dirci quanti soldi potranno essere accreditati sul conto corrente quando andremo in pensione. Nel caso di Federica, il calcolo della pensione ci porta ad individuare la cifra di € 918,41 mensili.

Ma la domanda che ci dobbiamo fare è: Cosa potrò comprare con quei soldi nel 2040, visto che l’inflazione media dal 2000 a oggi è stata pari all’1,8 %?

E quindi: quale sarà il potere d’acquisto di quei € 918,41 nel 2040?

Mi spiego meglio.
Federica nel 2040 percepirà € 918,41, ma il potere di questa cifra tra 19 anni, a causa dell’inflazione, non sarà lo stesso di oggi.

Facendo questo conto possiamo capire che € 918,41 di Federica nel 2040 avranno un potere di acquisto pari a € 650,36 di oggi.

Perché è importante conoscere l’evoluzione dell’inflazione?

Questo è un dato fondamentale perché, al di là delle cifre concrete che ci vedremo accreditare, quello che conta è il potere d’acquisto che avremo al momento della pensione.

Insomma, questa percentuale ci fa capire effettivamente quante cose potremmo comprare o pagare con la pensione.

Facciamo un esempio pratico. Oggi per comprare 1 Kg di pane ci vogliono 3€.

Quanto costerà 1 Kg di pane nel 2040, applicando un’inflazione pari all’1,8%?

Se oggi per comprare 1Kg di pane ci vogliono € 3, nel 2040 ci vorranno € 4,21.
E con € 918,41 quanti pani può comprare Federica oggi e nel 2041?

Ecco perché Federica avrà una pensione con un potere d’acquisto pari a € 650,36.

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.