Skip to content

E se questa lettera Marta l’avesse scritta prima?

Ciao Amore, ormai sono sei mesi che te ne sei andato senza darmi neanche la possibilità di salutarti, se non il bacio che ci siamo scambiati prima di dormire.

Ciao Giovanni,

ormai sono sei mesi che te ne sei andato e non ho avuto nemmeno la possibilità di salutarti. Anche se ci siamo lasciati, provo ancora affetto per te, per noi, per quello che siamo stati.

Alcune volte ti ho odiato, per essere stato complice con me del fallimento del nostro matrimonio. Ma alla fine ogni rabbia ha sempre lasciato spazio al rispetto e al sostegno reciproco. 

Abbiamo preso strade diverse, ma ci siamo sempre rispettati. Guardo i nostri figli e in loro rivedo anche te. Li amo così tanto. Come posso provare ancora rancore per quello che è stato?

Sai, quella tragica notte non te ne sei andato solo tu, ma anche una parte di noi. 

Perché so che in fondo mi volevi bene. E soprattutto so che volevi bene ai nostri figli. L’Amore vero delle nostre vite. Eri un punto di riferimento per loro. 

Ancora oggi continuano a cercarti ovunque e io non so mai come comportarmi. Quando li vedo un po’ giù gli dico che, se ascoltano attentamente, avranno l’occasione di sentirti. Ma faccio fatica ad essere un supporto nel loro dolore.

La vita prosegue, ma sono completamente persi senza di te. Non so cosa fare. Per loro non eri solo un sostegno affettivo. Da sola, con il mio lavoro, non ce l’avrei mai fatta a badare a loro. Ed ora me ne sto accorgendo. 

Tu ci sei sempre stato. Eri un padre presente e non gli hai mai fatto mancare niente.  A volte sento storie di genitori separati che negano il mantenimento ai propri figli.  Ma tu no, anzi eri il primo a preoccuparti per loro. Non ho mai dovuto chiederti niente.

Adesso però tutto è cambiato. La Banca continua a chiederci le rate del mutuo. Gli ho spiegato che sto cercando un nuovo lavoro, il direttore mi è sembrato carino, ma ha detto che non dipende da lui e a breve metteranno all’asta la casa se non paghiamo.

I miei stanno cercando di aiutarci, ma fanno fatica già a farci un po’ di spesa. Stavano pensando di vendere la loro abitazione, ma poi ci rimarrebbe comunque il problema dell’affitto.

Vorrei che tu fossi qui e mi dicessi cosa devo fare. Non riesco neanche a respirare dalle cose che stanno capitando. 

Cambiare lavoro non pensavo fosse così difficile. O mi manca una cosa o l’altra, ho detto che sono disposta a tutto, basta guadagnare di più, ma ancora niente.

Giacomo mi ha chiesto di comprargli la bici per il suo compleanno, ma non so dove prendere i soldi. Come faccio a spiegarlo ad un bimbo di otto anni? E Silvia vorrebbe smettere di andare a scuola, secondo me perché vede le difficoltà in cui siamo.

Ti ricordi quando mi rimproveravi, dicendomi che dovevo muovermi di più? Ecco, adesso saresti orgoglioso di me, da quando ho dovuto vendere la macchina ho iniziato a camminare.

Sinceramente, spero ogni mattina di svegliarmi sapendo che ho avuto soltanto un brutto incubo. Non so come faremo, ma cercheremo di farci forza. Se puoi, cerca di vegliare sui tuoi figli anche da lassù. Perché io, da sola, non credo di farcela.

Con affetto,

Marta

Questo è ciò che ha vissuto Marta, dopo la morte del suo ex-marito. I nomi sono stati modificati volutamente, ma il racconto è una storia che spesso si ripete. Abbiamo la pretesa e pensiamo di essere eterni, ma in realtà l’unica certezza, che ci rende tutti uguali, è che prima o poi dovremmo finire la nostra corsa. 

Il vero problema è che non sappiamo quando. E spesso, troppo spesso, capita quando meno ce lo aspettiamo, lasciando nel caos più completo tutti i nostri affetti che, oltre a subire la tragica esperienza di non avere più il loro caro vicino, si trovano in situazioni spesso drammatiche.

C’è un sostegno da parte dello Stato quando un familiare viene a mancare? La risposta è sì. La pensione ai superstiti è una prestazione economica che viene erogata in favore dei familiari rimasti in vita di un pensionato o lavoratore, dal momento della morte di quest’ultimo.

Nel caso del decesso di un pensionato prende il nome di Pensione di reversibilità, mentre nel caso di un lavoratore, come Giovanni, viene chiamata Pensione indiretta.

Chi ha diritto alla Pensione ai superstiti?

  • il coniuge, o unito civilmente
  • il coniuge separato o divorziato (solo nei casi in cui l’ex coniuge in vita percepisca un assegno di mantenimento o un assegno divorzile e non sia risposato)
  • i figli (minorenni, fino a 21 anni se studenti, fino a 26 anni se studenti universitari, o senza limiti di età se inabili al lavoro) anche adottivi, riconosciuti o a carico del defunto.

Se non sono presenti coniuge o figli, o nel caso in cui questi non abbiano diritto alle pensione, ne possono beneficiare:

  • i genitori con più di 65 anni, che risultano a carico del defunto e che non percepiscono già una pensione diretta o ai superstiti
  • i fratelli celibi/nubili a carico del defunto e inabili al lavoro (solo nei casi in cui i genitori del defunto non usufruiscano già di tale pensione)

Quanto spetta ai superstiti? La pensione ai superstiti è pari ad una quota percentuale della pensione che sarebbe spettata al lavoratore deceduto.

Quali sono i limiti di accesso alla pensione indiretta? La pensione ai superstiti è cumulabile con altri redditi percepiti dal beneficiario, ma può subire una riduzione se l’importo di questi supera determinate soglie.

Questi limiti non vengono applicati nel caso in cui il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili al lavoro.

 Ma non è finita qui. Ci sono altri limiti. Nel caso in cui il lavoratore non abbia raggiunto determinate soglie contributive per percepire una pensione, i familiari non possono beneficiare della Pensione indiretta e possono solamente ottenere un’indennità (che varia tra indennità di morte o indennità “una tantum”, in base ad alcuni specifici requisiti).

La pensione ci sarà solo se Giovanni, in vita, ha versato dei precisi contributi. Ovvero almeno 780 settimane di contributi (più di 16 anni); o almeno 260 settimane di contributi. Di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data di decesso.

Facciamo un esempio: Giovanni ha 50 anni. È un lavoratore (dipendente o autonomo). Ha 16 anni di contribuzione alle spalle. Ha € 100.000 di contributi INPS versati. Corrispondenti a circa € 25.000 di reddito annuale (questo dipende dalla categoria a cui si appartiene). Per il calcolo della Pensione indiretta, che spetta alla famiglia di Giovanni, dobbiamo moltiplicare l’ammontare dei contributi per il coefficiente di trasformazione relativo all’età in cui il lavoratore è deceduto.

Nel caso di età inferiore ai 57 anni, (come nel caso di Giovanni), si prende come riferimento il coefficiente relativo ai 57 anni dell’anno in corso. Ovvero: 4,186%. Applichiamo questa percentuale ai contributi INPS di Giovanni: 100.000 € (di contributi INPS) x 4,186% (coefficiente di trasformazione) = 4.186€ (di pensione). 

La ex moglie di Giovanni e i due figli a carico percepiscono il 100% di questo importo. Pari ai 4.186 € all’anno = 348,80 € mensili. 

Marta, con il suo lavoro part-time, non avendo ancora raggiunto un reddito annuo superiore a € 6.702,54 ha diritto all’integrazione al minimo che gli darà una pensione di € 515,07 al mese.

Come può Marta, con questa cifra, riparare ai suoi bisogni e a quelli di Silvia e Giacomo?

 

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.