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300.000€ ogni 10 anni! Ecco il costo per mantenere una persona non autosufficiente

Pensi sia impossibile? Quello che racconterà Filippo ti farà capire perché è impensabile mantenere un tuo caro, senza dover sborsare cifre folli.

Ciao, mi chiamo Filippo, e quando ero piccolo avevo un migliore amico.

Si chiamava Alessio ed era un bimbo sveglio.

Abitavamo poco distanti e quasi tutti i giorni ci vedevamo dopo la scuola. Sua mamma Carla faceva la casalinga. Spesso era lei ad occuparsi di noi.

La Carla era proprio forte!

Quando andavo a casa di Alessio la vedevo sempre attiva, non si fermava mai.

Pensava alla casa, aiutava il marito in negozio e si ritagliava anche qualche spazio per dei piccoli lavori sartoriali.

Spesso rimanevo a cena da loro. Dopo mangiato io e Alessio ci mettevamo a giocare, mentre la Carla, senza riposarsi un attimo, si sedeva alla macchina e iniziava a cucire lenzuola e tovaglie. Che donna.

Mia madre e la Carla avevano molte cose in comune.

Ricordo ancora che quando la mamma mi veniva a prendere a casa di Alessio, dopo una giornata di giochi, diceva sempre: “Su Filippo, preparati che si va via subito”.

Passava almeno un’ora prima che uscissi dal portone di casa.

Ogni volta, immancabilmente, le nostre mamme si facevano rapire l’una dai racconti dell’altra. L’amicizia che legava me e Alessio aveva coinvolto anche loro.

Andavano molto d’accordo e tra loro si era creata una complicità unica. Ancora oggi sono rimaste in contatto, anche se Carla non è più la stessa di una volta.

Della donna forte che fu ne rimane solo una memoria sbiadita.

Mi porto ancora quei ricordi d’infanzia nel cuore.

Con Alessio passavo ore ed ore a fabbricare i nostri giochi.

“Carla, noi si va giù a costruire la casa sull’albero”. Lei sospirava e poi ci guardava sorridendo, “Ok, ma state attenti”.

Eravamo troppo piccoli e volevamo fare cose da grandi, ma la Carla ci ha sempre sostenuti: “Ragazzi, con la forza di volontà potete superare ogni ostacolo. Basta fare un piccolo passo alla volta”, ci ripeteva sempre.

Che bell’insegnamento. Se oggi sono diventato l’uomo che sono lo devo anche a quei pomeriggi passati a casa di Alessio e di sua mamma.

Forse la Carla non lo sa, ma ho imparato molto da lei.

La cosa che mi dispiace di più è che lei oggi non può più rendersene conto. 

Adesso la mente di Carla è stata rapita da una malattia più grande di lei.

Non può più ricordare le ricette dei dolci che amava prepararci. Spesso non riesce più a trovare la strada per tornare a casa. Anche rammentare i compleanni dei figli le è diventato difficile.

I luoghi non sono più familiari. I volti delle persone amate si confondono con quelli dei passanti.

Persino trovare le parole per esprimersi è diventato un grande ostacolo.

Povera Carla. Non nego che duro fatica a vederla così. Il tempo passa e basta un evento per stravolgerti la vita. Tutto ciò che qualche anno fa appariva semplice, adesso è diventato enormemente difficile.

Questo mi porta a rendermi conto di quanto siamo fragili.

Le persone che erano un pilastro ai miei occhi di bambino, adesso sono diventate delicate come foglie secche.

L’altro giorno ho incontrato Alessio e mi ha parlato di sua mamma. Lui è un uomo che non si lascia per vinto, ma inizia ad avere delle grosse difficoltà a gestire la situazione.

Carla ha bisogno di assistenza continua. Già in pochi mesi ha fatto un crollo. Ovviamente non può più lavorare e le spese per le cure sono pesanti. Sono i suoi figli che devono pensare interamente a lei. Anche gli aiuti dei vicini di casa non sono più sufficienti.

Alessio non avrebbe mai immaginato di trovarsi catapultato in questa situazione.

Fino a qualche anno fa tutto filava liscio. Sua madre era un sostegno per lui, gli dava una mano con Leonardo e Giada, i suoi figli. Carla accudiva i suoi nipoti come faceva con noi quando eravamo piccoli.

Adesso non è più in grado di fare niente, è Alessio ad essere diventato custode di sua madre.

“Sai Filippo, ci sto provando, ma è molto dura.

Vedere la mamma così è veramente difficile. Ho paura che arrivi quel momento in cui non mi riconoscerà più.

È doloroso per un figlio essere visto dalla propria mamma quasi come un estraneo. E poi mi rendo conto che non posso prendermi cura di lei come vorrei!”

Alessio e suo fratello pensavano di prendere una persona a servizio di Carla, qualcuno in grado di accompagnarla nelle difficoltà quotidiane. Purtroppo si sono fatti i conti in tasca e non riescono a sostenere la spesa.

A questo punto anche l’idea di affidare la madre ad una casa di cura è diventata un’ipotesi impraticabile. È già difficile pagare tutte le visite dagli specialisti, gli esami medici e le cure.

Insomma, se mi metto nei suoi panni mi prende una stretta allo stomaco.

Da quando Carla è in queste condizioni mi è capitato spesso di pensare ai miei genitori. Non riesco ad immaginare che questa terribile malattia possa rapire anche loro.

Continuo a scacciare i brutti pensieri, ma ogni volta che mia madre mi ripete la stessa domanda dopo pochi minuti, oppure se mio padre dimentica come mandare un messaggio con il telefono, mi spavento.

Eppure lo so che sono naturali conseguenze dell’invecchiamento, ma non posso farci niente. Non voglio ritrovarmi nelle stesse difficoltà di Alessio. Voglio poter sostenere e proteggere i miei genitori quando ne avrà bisogno.

Carla mi ha sempre fatto capire che le difficoltà della vita vanno affrontate.

“Ragazzi, con la forza di volontà potete superare ogni ostacolo. Basta fare un piccolo passo alla volta”.

Aveva ragione Carla, basta fare un passo alla volta per costruirsi un futuro migliore. Bisogna pensare che gli imprevisti possono affacciarsi nelle nostre vite e dobbiamo costruire il nostro rifugio sicuro.uscissi

E come si costruisce questo rifugio che ci suggerisce Filippo?

Prima di tutto cerchiamo di vedere qualche dato che ci fa capire come la situazione di Carla sia vicina a tutti noi.

Secondo le rilevazioni del Censis (dati 2020), sono oltre 3.510.000 gli italiani non autosufficienti (+25% dal 2008). Un fenomeno in crescita, visto l’invecchiamento progressivo della popolazione.

Sempre secondo i dati Censis, l’80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9% da almeno due.

Inoltre il 56% degli italiani dichiara di non essere soddisfatto dei principali servizi socio-sanitari per i non autosufficienti forniti dalla propria regione (nel centro Italia il 58,2%).

Ormai il peso della non autosufficienza ricade in gran parte sulle famiglie.

Il progressivo invecchiamento della popolazione porta ad un impoverimento economico per il paese. E adesso non ci sono più certezze o tutele.

La storia di Carla ce lo dimostra: Alessio e suo fratello devono sostenere personalmente tutte le spese per mantenere, curare e assistere la loro mamma.

Così come ha fatto Alessio, altre 910 mila famiglia italiane si sono dovute autotassare per far fronte al costo privato dell’assistenza ad un familiare non autosufficiente.

Non è finita qui: 561mila famiglie hanno utilizzato tutti i loro risparmi e hanno venduto la loro casa, fino ad indebitarsi, per far fronte a queste spese!

(fonte: https://www.focus.it/)

Guardando al domani, come pensiamo di affrontare i costi della non autosufficienza?

Una malattia inaspettata o semplicemente la vecchiaia ti portano a non poter più essere autonomo.

Persino le cose più semplici diventano ostacoli insormontabili. Quando qualcun altro deve pensare totalmente a te, i costi raddoppiano, quadruplicano. Ti senti schiacciare come in una morsa e non puoi sfuggire.

Quanto costa garantire assistenza continua ad una persona non autonoma?
Facciamo due conti.

Spesse volte le RSA del circuito sanitario non hanno disponibilità ad accogliere pazienti. Sono sature perché la domanda è maggiore dell’offerta.

Sono molte le famiglie che si rivolgono a strutture private per accogliere i loro cari ormai anziani e non autosufficienti, ma bisogna poterselo permettere.

In una struttura sanitaria privata i prezzi salgono ed è facilmente verificabile come il costo della vita di un non autosufficiente che usufruisce di queste strutture possa superare tranquillamente anche 4.000€ o 5.000€ mensili.

La frase “usiamo la pensione della mamma” non regge! Altro che pensione… con quella ci paghi giusto le spese per il cibo.

 

Ma in tutto questo, lo Stato non aiuta? Non c’è un’indennità di accompagnamento o qualche altra assistenza?

La pensione di inabilità civile è un trattamento che spetta a chi viene riconosciuto inabile, cioè invalido al 100%, in possesso di un reddito inferiore a 17.050,42 euro annui (valore 2020) e con un’età inferiore a 67 anni.

Esiste anche l’assegno di invalidità civile, riconosciuto con una invalidità compresa tra il 74% e il 99%. Per accedervi il proprio reddito deve essere inferiore a 5.010,20 euro annui. 

L’importo di entrambe le forme di sussidio è di 291,69 euro 

(fonte: https://www.leggioggi.it/2022/01/17/pensione-invalidita-2022-nuovi-importi/ )

Ma dopo i 67 anni, quando la persona inizia a ricevere una pensione di vecchiaia o una pensione sostitutiva, questo sussidio viene annullato.

Perciò Carla non ne ha diritto. 

La mamma di Alessio può invece avere accesso all’Indennità di accompagnamento (Legge 508/88).

Questo assegno spetta a coloro che sono riconosciuti invalidi civili al 100% e non autosufficienti.

Che cosa significa non autosufficienti?

È verificato il requisito della non autosufficienza qualora la persona non sia in grado di compiere gli atti quotidiani della vita o di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore. In questo caso, spetta l’indennità di accompagnamento, a prescindere dall’età e dal reddito.

Per ottenere il riconoscimento dell’handicap, si deve innanzitutto fare domanda all’Inps. La procedura è piuttosto articolata, inizia col rilascio di un apposito certificato da parte del proprio medico e termina, dopo gli accertamenti sanitari, con il verbale dell’apposita commissione medica: se la commissione riconosce il possesso dell’handicap, rilascia un certificato valido per il riconoscimento delle agevolazioni collegate alla Legge 104.

L’indennità ammonta a 525,17 euro mensili. Pari a soli € 17,5 al giorno!

(fonte: https://www.laleggepertutti.it/469589_assegno-di-accompagnamento-2021

Non c’è bisogno di fare troppi calcoli. Le spese da sostenere per assistere una persona non autosufficiente sono assai maggiori dei possibili sostegni economici statali.

Di conseguenza, l’assistenza continua viene assicurata solamente dai familiari, che però durano fatica a mantenere il proprio caro.

Nel caso di Alessio, lui e suo fratello devono sostenere ogni spesa per poter assistere la loro mamma.

In poche parole, sei tu il solo responsabile dei tuoi genitori. Ogni peso economico, e non solo, ricade su di te.

Abbiamo capito che una persona non autosufficiente, per malattia o per anzianità, non ha la capacità economica di far fronte alle proprie necessità quotidiane.

È necessario un aiuto economico concreto da parte dei suoi familiari. E non stiamo parlando di spiccioli!

Infatti, il costo per assistere una persona non autosufficiente è di circa 300mila Euro ogni dieci anni.

Lo so, è una cifra che fa cadere dalla sedia. Pensare di dover trovare questi soldi fa rimanere senza fiato.

La sensazione di impotenza è terribile. Sapere di non poter aiutare i propri genitori, di non poter pensare economicamente a loro, fa stringere la bocca dello stomaco. Scacci il pensiero, ma poi all’improvviso ricompare.

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.