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Quando la vecchiaia diventa un calvario economico.

Claudio è figlio unico, per questo da piccolo è sempre stato il cocco di mamma Carla, una donna sempre piena di vita, ma che adesso, ad 86 anni, non è più autosufficiente. Come ha fatto Claudio a dare fondo ai suoi risparmi per prendersi cura di lei?

Da piccolo ero il cocco di mamma. Lo ammetto.
 
Mi piaceva essere un po’ viziato, ma a volte, specialmente da ragazzo, provavo imbarazzo per i suoi modi così eclatanti di dimostrarmi il suo amore.
 
Il momento peggiore è stato quella volta alle scuole medie…
Una mattina saltai la colazione. Ero veramente in ritardo. La maestra mi avrebbe dato un paio di bacchettate sulle mani se fossi arrivato di nuovo dopo il suono della campanella.
 
Durante la lezione arrivò mia mamma in classe. Aveva in mano una tazza di latte fumante e dei biscotti. “Tieni Claudio, che stamani non hai mangiato niente.”

Dietro le spalle sentivo le risatine sommesse dei miei compagni. Di fronte a me vedevo lo sguardo crucciato e risentito della maestra.
 
Sarei voluto sprofondare sotto al banco.
 
Mia mamma non è mai riuscita a contenere le dimostrazioni di affetto.
A lei non importava cosa pensasse la gente, era aperta e sincera oltre ogni misura.
 
Con l’avanzare dell’età ha mantenuto questa sua caratteristica.
Anche oggi, che ha 86 anni, continua a riempire tutti di baci ed abbracci.

Quando 5 anni fa le hanno diagnosticato una forma di demenza senile mi si è stretto il cuore. Sapevo che piano piano delle parti di lei mi avrebbero abbandonato: alcuni ricordi, alcuni gesti.
 
Sai che una persona anziana è più debole. Sai che prima o poi dovrà lasciarti, ma l’affetto che provi per un genitore non ha età. Le malattie, i problemi, gli amori e gli affetti non hanno età.
 
In poco tempo la malattia le ha tolto l’autonomia.
Qualcuno deve essere sempre accanto a lei. Non solo la testa le gioca brutti scherzi, anche il fisico si è debilitato. Praticamente non cammina più da sola.

Cos’è la non autosufficienza?

La non autosufficienza è l’incapacità di mantenere una vita indipendente e di svolgere le comuni attività quotidiane, a causa della mancanza di energie e dei mezzi necessari per soddisfare le proprie esigenze.
 
La madre di Claudio, che non riesce più a muoversi o alzarsi dal letto in autonomia, che non può lavarsi, vestirsi o nutrirsi senza dipendere da qualcun altro, è considerata una persona non autosufficiente.

Da recenti dati ISTAT (2021) vediamo che su una popolazione composta da circa 6,9 milioni di over 75, sono stati identificati oltre 2,7 milioni di individui che presentano gravi difficoltà motorie, comorbilità, compromissioni dell’autonomia nelle attività quotidiane di cura della persona e nelle attività strumentali della vita quotidiana.

fonte: https://www.anap.it/notizia/istat-fotografa-la-situazione-difficile-degli-anziani-in-italia

È una condizione che può colpire chiunque ed anche precocemente, come si vede dal grafico. Basta un incidente, le conseguenze di una malattia, o semplicemente l’avanzare dell’età per ribaltare la tua quotidianità e renderti completamente dipendente dall’aiuto di un’altra persona.
 
In Italia si vive di più rispetto alla media europea, ma NON meglio!
 
Eh già, sentiamo parlare spesso che l’aspettativa di vita è in aumento, ma la verità è che invecchiamo con maggiori problemi di salute.
 
Quindi campiamo di più ma, negli anni che ci rimangono da vivere, subentrano problemi di salute e limitazioni funzionali.
 
La condizione peggiore è per gli over 75.

Circa un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multicronico. Sono il 30,8% le persone di 65-69 anni che dichiarano almeno una patologia cronica grave, quota che raddoppia tra gli ultraottantenni (59,0%). Il 23,1% degli anziani ha gravi limitazioni motorie.

fonte: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=54103

La risposta sanitaria messa in atto dal nostro paese, purtroppo, si rivela insufficiente di fronte a queste nuove necessità.

Mancano strutture adeguate alla cura delle persone non autosufficienti.  Mancano le risorse economiche per arginare il problema della salute degli anziani. Manca una strategia sanitaria solida per il futuro.

 
Qual è la conseguenza?
Tutto ricade sulle spalle delle famiglie. L’insufficienza sanitaria lascia ai familiari tutti gli oneri assistenziali ed economici. 

Secondo dati Istat 1,3 milioni di anziani dichiarano di non poter contare su un aiuto adeguato alle proprie necessità, e tra questi circa 1 milione vive solo oppure con altri familiari tutti over 65 senza supporto o con un livello di aiuto insufficiente. 

fonte: https://www.anap.it/notizia/istat-fotografa-la-situazione-difficile-degli-anziani-in-italia

In altre parole: o hai qualcuno con grandi disponibilità che ti aiuta fisicamente ed economicamente, o gli anni che ti rimangono da vivere saranno una sfortuna anziché un dono.

La malattia di mamma non è semplice da gestire e, per quanto mi sforzi di aiutarla, sento di non poterle dare il meglio. Vorrei essere per lei un porto sicuro, ma quello che mi manca in questo momento è proprio la sicurezza.
 
“Ho una splendida donna al mio fianco. Ho un figlio che adoro. E ho la fortuna di avere la presenza di mamma ancora tra noi. Cos’altro mi serve?” Da giovane, quando ero un sognatore, avrei pensato questa cosa.
 
Adesso che ho 57 anni e da poco ho perso il lavoro la mia visione delle cose è cambiata.
Ho toccato con mano la realtà della vita. Ho tastato le vie più impervie ed ho inciampato su ostacoli che mi hanno fatto cadere. Da terra, a volte, non ho avuto la capacità di rialzarmi.
 
L’azienda per cui ho lavorato quasi venti anni ha chiuso i battenti. Siamo andati avanti per un po’ con la cassa integrazione, ma poi non c’è stato niente da fare. Mi mancano ancora 6 anni alla pensione e l’aspettativa di trovare un nuovo lavoro a questa età è praticamente vana.
 
Già perdere il lavoro è un dramma, ma lo è ancora di più se a casa hai persone che contano su di te. Con mia mamma malata, bisognosa di cure ad assistenza continua è veramente difficile fare a meno di uno stipendio.

 
Ecco come è iniziato questo calvario…
 
Cinque anni fa il nostro medico di base ha diagnosticato la malattia di mia madre. Ci ha consigliato di recarci subito da uno specialista che potesse prenderla in cura. Solo così avremmo potuto capire bene il quadro clinico e cosa avremmo dovuto aspettarci per la sua salute.
 
Mi sono informato subito tramite i servizi dell’ASL per avere un appuntamento in una struttura pubblica. “Signore, il tempo di attesa è quasi di due mesi”.
 
Quando una persona cara sta male senti il tempo che scorre, pensi che devi agire subito. Non sai come comportarti e vuoi il meglio per le cure.
Purtroppo questo non è più possibile nel nostro paese. Mi ricordo che anni fa non era così tragica la situazione. Adesso invece, che mi trovo spesso a contatto con ospedali e servizi sanitari, mi accorgo che devi cavartela da solo.
Se aspetti i tempi della sanità pubblica sei fritto.
 
Il costo della prima visita di mamma con un Neurologo è stata di 150,00 euro.
Quel momento ha segnato l’inizio di un percorso medico complesso e molto costoso.
 
Lei, che riscuote un assegno sociale di 460 euro, figuriamoci se sarebbe riuscita a campare da sola fino ad adesso.

Quanto costa mantenere una persona non autosufficiente?

Ormai sappiamo tutti che andremo in pensione sempre più tardi. I più giovani non hanno nemmeno la certezza di percepire una pensione.
 Già è difficile mantenersi, figuriamoci se ti ritrovi a vivere in condizioni di salute problematiche.
 
Vediamo a che spese va incontro una persona non autosufficiente.
 Ecco il costo mensile di una persona a carico del bilancio familiare:

fonte: www.fondazionepromozionesociale.it “Prospettive assistenziali, n. 180, ottobre-dicembre 2012

Adesso vediamo le spese necessarie ogni mese per avere personale di supporto dedicato:

fonte dati: IAS Istituto degli Affari Sociali “Bisogni e costi delle persone con lesione midollare e dei nuclei familiari di riferimento”

Ora sommiamo queste cifre e scopriamo che la non autosufficienza ha un costo mensile di € 2.556,29!!
 
L’aspettativa di vita è aumentata. Grande notizia.
Ma è anche vero che bisogna avere i soldi necessari per campare. Quanti?

La madre di Claudio percepisce 460,38 € di assegno sociale, una sciocchezza in confronto a 2.556,29 € di spese mensili.

Senza considerare che questi sono costi minimi.

 

Ad esempio, secondo l’ultimo aggiornamento del Ministero del lavoro del 15 Gennaio 2019 sulle tabelle retributive, il costo del badante convivente che offre assistenza a persona non autosufficiente (livello C super) per 54 ore settimanali è di: 1.356,04€ al mese. Sufficiente perciò per dare assistenza di metà giornata.

Inoltre a questa cifra deve essere poi sommato il costo di vitto e alloggio, che non è compreso in questo calcolo.

E lo Stato che contributi dà?

Annalisa, mia moglie, lavora ancora come sarta. Ce ne sono rimaste poche di donne, come lei, che fanno questo tipo di lavoro.
 
Adesso i tempi sono cambiati e con il suo mestiere tiri su poche centinaia di euro.
Prima, con il mio stipendio, ce la facevamo abbastanza bene, ma adesso siamo in una situazione disastrosa.
 
Mio figlio Luca alterna la disoccupazione con lavori precari.
Oltre a mia madre anche lui mi preoccupa. Vorrei poterlo aiutare, ma proprio non ho la possibilità di farlo.
 
Nell’ultimo periodo ci siamo abituati a campare con poco, pochissimo, ma si dura fatica anche a fare lo stretto necessario.
I soldi che avevo da parte li abbiamo spesi tutti in cure e assistenza medica.
Ed io che pensavo che avremmo ricevuto assistenza dallo Stato…

Quali sono le tutele da parte dello Stato?

Inutile negarlo, le risorse statali destinate alla Salute sono poche. Impossibile riparare a tutto.
 
Per questo lo scopo dell’assistenza statale in casi di non autosufficienza non è tanto la guarigione, quanto il mantenimento del paziente nelle migliori condizioni possibili dal punto di vista fisico e psicologico.
E come avviene questo supporto?
Fondamentalmente avviene in due modi: tramite l’assistenza sociosanitaria e l’indennità di accompagnamento.

1 – Lo Stato mette a disposizione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) destinate ad accogliere persone anziane non autosufficienti che hanno bisogno di assistenza medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata.

L’accesso è regolato dall’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di pertinenza. Quindi non tutti possono accedervi.
Vedremo più tardi i costi che devono sostenere le famiglie che usufruiscono di questi servizi (sempre se ci riescono).

fonte: https://servizi.toscana.it/RT/RSA/

2 – L’assegno di accompagnamento viene erogato solo alle persone considerata invalide al 100%, che quindi necessitano di un’assistenza costante.

Per essere riconosciuto lo stato invalidante deve essere effettuata un’apposita domanda all’Istituto di previdenza, allegando tutta una serie di documenti per l’accertamento della condizione di invalidità.
 
Il sostegno viene fornito a prescindere dall’età o dalle condizioni economiche. L’unico requisito è l’invalidità totale.
Questo sostegno ammonta a 520,29 euro mensili.

 
La madre di Claudio quanti soldi ha a disposizione ogni mese?
 
460,38 € (di assegno sociale) + 520,29 € (di assegno di accompagnamento) = 980,67 € al mese
 

Abbiamo visto che le spese medie per una persona non autosufficiente ammontano a 2.556,29 € ogni mese.

980,67€ – 2.556,29 € = – 1.575,62 € ecco la cifra che manca ogni mese alla madre di Claudio per mantenersi.

 

È facile capire che il supporto familiare è necessario e, purtroppo, insufficiente!

La malattia di mamma ha prosciugato il suo corpo, ma anche il conto in banca.
 
Anno dopo anno, mese dopo mese, sono scomparsi i risparmi che avevamo messo via per il “non si sa mai”.
 
L’idea di avere qualche soldo da parte mia ha sempre tranquillizzato.
In realtà mi illudevo…
 
Come ho potuto pensare che in situazione come queste avrei fatto tutto con le mei forze?
 
Fino a che non ti ci ritrovi coinvolto in pieno, non capisci quanto sia economicamente onerosa una situazione di non autosufficienza.
 
Le condizioni di mamma peggiorano ogni giorno.
Mi dispiace tantissimo vederla così. Vorrei darle il meglio e farle passare serenamente gli ultimi anni della sua vita, ma purtroppo non credo di riuscirci.
 
Inizialmente avrei voluto inserirla in una casa di cura privata vicino a casa nostra, in modo da poterle fornire le migliori prestazioni sanitarie e assistenziali. Una volta scoperto il costo mi sono dovuto ricredere.
Non sarebbero bastati gli interi stipendi, mio e di mia moglie messi insieme, per coprire una retta mensile!
 
Una volta capito che quella strada non sarebbe stata percorribile, ho fatto domanda per far inserire mamma in una Residenza Sanitaria Assistenziale statale.
 
Non ne ero entusiasta, perché avevo sentito qualche storia di malasanità legata a strutture del genere, ma in quel momento io e mia moglie lavoravamo e non potevamo prenderci cura di mamma in maniera adeguata.
 
Pensavo che sarebbe stato piuttosto semplice farla inserire. Lei ne aveva veramente bisogno, chi le avrebbe negato un posto?
Anche questa volta ho peccato di ingenuità.
Nessuno ti dice cosa devi fare. Non lo sai fino a che non ci batti la testa.
 
Dopo mille viaggi tra ospedale, ASL, servizi sociali, ho fatto richiesta di inserimento in una struttura convenzionata.
Ho scoperto che in realtà questo tipo di servizio non è coperto interamente dallo Stato.
All’interno della RSA il paziente può usufruire dei servizi sanitari di cui necessita, ma tutte le spese di vitto e alloggio sarebbero state a carico nostro.
 
Anche in questo caso non se n’è fatto di niente. Siamo rimasti in lista di attesa per mesi e mesi le condizioni di mamma non potevano attendere oltre.
 
Alla fine, tramite alcune conoscenze fidate, abbiamo trovato una badante. Ci siamo dovuti accontentare di una figura non specializzata e che non coprisse l’intera giornata, ma dovevamo risparmiare.

1.200,00€ al mese non erano affatto pochi, ma assolutamente necessari da spendere per questo servizio.
 

Pensavo che le cose sarebbero andate per il meglio, che in qualche modo saremmo riusciti ad andare avanti, a trovare una soluzione. Purtroppo la nostra storia ha preso una brutta piega.
 
Basta un piccolo tassello che va fuori posto e tutta l’organizzazione precaria che hai messo in piedi, con grandi sacrifici, diventa insufficiente.

Claudio, per motivi economici, ha dovuto rinunciare ad una struttura che potesse occuparsi di sua madre.
 
L’assistenza in struttura sanitaria specializzata privata offre:
 
– servizi medico specialistici
– servizi infermieristici professionali
– servizi riabilitativi
– servizi di sostentamento e cura della persona
 
Ottimo servizio. Tutto molto bello. Il massimo che si possa desiderare. L’unico problema?
Il costo!
 
Tutte le spese sono totalmente a carico della famiglia della persona assistita.
Per tutti i servizi sopra elencati è stimato che il costo in una struttura privata si aggira sulle 4.000,00€ mensili, ma può arrivare anche a 5.000,00€. 

E chi non può permettersi questa spesa?

L’alternativa è l’assistenza in una struttura specializzata pubblica (RSA).

 

Purtroppo però le liste di attesa sono lunghe e spesso non si riesce ad avere risposta sufficiente dal sistema sanitario

Inoltre è possibile che, vista la ridotta disponibilità di posti e la mancanza di risorse economiche, sia proprio negato l’accesso al paziente.

 

Ecco la testimonianza reale di una famiglia che si è trovata in questa esatta condizione:

fonte: https://www.lastampa.it/cronaca/2017/08/31/news/anziani-non-autosufficienti-le-storie-dei-famigliari-1.34439387

Oltretutto c’è anche un altro fattore.

Chiaramente, e per fortuna, non è così ovunque, ma quando sentiamo notizie del genere al TG temiamo per le sorti che potrebbero avere i nostri cari assistiti in queste strutture.

fonte:https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/01/10/news/torino_ex_dipendente_di_una_casa_di_riposo_denuncia_anziano_in_fin_di_vita_lasciato_nel_letto_tra_la_sporcizia_-216236535

«Va be’, c’è “qualche” disagio, ma almeno non costa niente!»
 
Eh no! Come ci ha dimostrato il racconto di Claudio, anche in una RSA pubblica ci sono dei costi da sostenere.
 
In queste strutture, metà retta – la quota sanitaria – è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, L’altra metà – la quota alberghiera – è a carico della famiglia e dipende dalla disponibilità del Comune e dal reddito del paziente (determinato tramite l’Isee).

La quota sociale media delle RSA del pistoiese è di: 50,49 euro al giorno. La quota sanitaria invece è uguale per tutti, varia solamente a seconda della regione di residenza. In Toscana il costo giornaliero sanitario è di: 53,32 euro

Il costo totale medio di soggiorno in RSA, a carico dell’assistito, è di: 103,81 € al giorno!

 

Nel caso migliore, in cui la quota sanitaria (53,32€ giornaliere) venga totalmente passata dalla regione, il costo mensile a carico dell’assistito è di: 1.514€. Altrimenti il costo totale in RSA ammonta fino a: 3.144,30 € al mese.

fonte: https://servizi.toscana.it/RT/RSA/

E allora non rimane che sperare nell’assistenza domiciliare privata.
Certamente lasciando la persona invalida nella propria casa si abbattono alcuni costi. Il lato negativo è che  i servizi medico/specialistici non possono essere erogati.

Solo il 3% dei badanti ha la qualifica di Operatore Socio Sanitario o infermiere generico.

fonte dati: Il valore del lavoro domestico – il ruolo economico e sociale delle famiglie datori di lavoro “Dossier 3: L’impatto socio economico del lavoro domestico sulla famiglia”- Domina (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico) – 2017.

In molti casi gli addetti all’assistenza domiciliare sono sprovvisti di qualifiche ed erogano un servizio di base della persona.
 
Quindi, anche in questo caso, le spese economiche a carico della famiglia rimangono elevate.
 
Considerando un’assistenza specializzata, oppure un’assistenza di base integrata da servizi medico/sanitari esterni, il costo mensile si aggira comunque sulle 1.500€. 
 
In poche parole, il costo per la non autosufficienza può andare da 1.500 a 4.000 € al mese ed oltre.
 
Senza questi soldi a disposizione è impossibile ricevere l’assistenza necessaria per sopravvivere!

Le spese sono tante! Non finiscono mai.
Da quando ho perso il lavoro si è innescato un effetto domino che ha coinvolto economicamente tutta la mia famiglia.
 
Già prima era difficile andare avanti. I nostri risparmi, l’unica fonte di ossigeno, sono già stati esauriti. E adesso?
Non so come andranno le cose. Spero solo in qualche miracolo! Mi dispiace per la mia famiglia e mi dispiace per mia madre.
 
L’unica cosa che posso darle è il mio amore. Adesso che non lavoro posso almeno starle più vicino. Ma la vicinanza spesso non basta. Purtroppo ci sono cose che non sono in grado di fare. Sono un operaio, non un infermiere.
 
Spesso mi accorgo che sono teso, sono preso dai mille problemi economici.
Ho i nervi a fior di pelle ed è difficile vivere serenamente questa condizione.
 
È dura avere il sorriso da donare ai propri cari, quando sai che tutto ciò che ti circonda si sta sgretolando.
E la paura più grande è di non riuscire a godermi gli ultimi anni in compagnia di mia madre.
 
Vorrei vivere serenamente il futuro, ma non posso farlo. L’incertezza è la mia unica certezza.
A volte chiudo gli occhi, percorro la mia vita al contrario e mi soffermo sui momenti felici.
Solo lì ritrovo quella serenità di cui vorrei circondarmi.

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.