Ognuno di noi cresce. Ci hanno sempre insegnato che quando diventi grande devi cercare lavoro, un buon lavoro che ti permetta di “mantenerti” meglio che puoi.

 

Ognuno vede nel lavoro ciò che vuole, da qualcuno è visto come un mezzo per poter mantenere la famiglia, per qualcun altro è un modo per realizzarsi, per altri ancora è una cosa che va fatta e basta, perché se non guadagni non mangi. C’è chi va al lavoro con la speranza che passino presto le 8 ore e chi timbra il cartellino con il sorriso sulle labbra. Fatto sta che, una volta tolto lo zaino di scuola dalle spalle, un lavoro va trovato! Ed è proprio quello che, purtroppo o per fortuna, ti permette di vivere la tua vita.

Guadagnando, ognuno realizza i suoi piccoli sogni: una casa, una famiglia, viaggi, hobby…

 

Il lavoro rientra nella nostra routine quotidiana e, diciamolo, ci dà delle sicurezze.

Sicurezza è una parola che ci piace, che ti piace, non è vero?

 

Tutte le cose che amiamo di più vogliamo tenerle vicino a noi perché ci danno sicurezza.

Capita però che queste sicurezze si sbriciolino davanti agli occhi. All’improvviso le cose semplici, come il tuo lavoro, le abitudini quotidiane,  le attività che ti piace tanto fare nel tempo libero, non sono più così scontate.

 

Pensa se qualcuno un giorno ti dicesse che non puoi più lavorare, che devi rinunciare alle cose che ti piace tanto fare, che devi iniziare a vivere un’altra vita.

Pensa se quel qualcuno fosse il tuo medico, che ti dice che una malattia è arrivata a sconvolgere la tua vita, o se all’improvviso un infortunio ti rendesse invalido per sempre.

Non è una sensazione piacevole, vero? Nessuno vorrebbe mai trovarsi in questa situazione e nessuno lo augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico.

 

La parola malattia ti fa subito stringere la bocca dello stomaco e, come ogni cosa brutta, vorresti allontanarla subito da te.

A volte però le cose succedono, non sappiamo quando e non dobbiamo condizionare la nostra vita pensando sempre che succederà qualcosa. Dobbiamo vivere serenamente e appieno le nostre vite, ma con la consapevolezza che qualcosa può succedere anche a noi, perché non siamo invincibili, siamo come tutti, fatti di carne e sentimenti.

Chi si ammala si trova la vita completamente ribaltata, come fa un Tornado che passa e distrugge tutto ciò che trova davanti, in un attimo spazza via l’ordine delle proprie abitudini e qualsiasi sicurezza.

 

Una malattia o un infortunio portano con sé delle conseguenze, oltre a quelle fisiche ce ne sono altre: non puoi più svolgere la stessa vita di prima, non puoi più lavorare, non puoi più portare i soldi a casa come facevi un tempo e inoltre le spese mediche aumentano.

 

Quindi cosa succede quando una disgrazia simile colpisce una persona “normale”, con un lavoro, una casa, una famiglia, degli amici, proprio come noi, proprio come te?

 

Dopo la notizia del medico partiranno le cure del caso e, a seconda dell’entità della malattia, molti si vedono costretti a rinunciare al proprio lavoro. Ci sono impedimenti fisici che ti tengono lontano dal lavoro per tempi brevi, il tempo di curarsi e di tornare alla vita di prima, altri invece possono tenerti lontano dal lavoro per molto tempo o addirittura per sempre. E, come ci hanno sempre insegnato, se non si lavora non si riporta la pagnotta a casa.

 

Quindi qui la questione non è se spendere o meno i soldi per andare in ferie, parliamo di capire come fare a mantenere la propria famiglia senza poter più contare su uno stipendio!

 

La prima cosa da fare, in questo caso, è capire chi ti può aiutare. Uno pensa che lo stato possa rendergli merito delle tasse che ha pagato e che continua a pagare, o che l’INPS finalmente ti restituisca un po’ di tutti i contributi versati.

 

Quindi iniziano tutte le pratiche per la richiesta di un contributo assistenziale, ma quali sono questi contributi? Come si ottengono? Cosa includono?

 

Lo stato riconosce a tutti i malati, che si trovano in condizioni di disagio economico, delle prestazioni assistenziali, tra le quali ci rientrano la pensione di inabilità civile (in età lavorativa tra i 18 e i 65 anni), l’assegno di invalidità civile (18-65 anni) e l’indennità di accompagnamento, che vengono attuate in base alla gravità dell’invalidità causata dalla malattia.

 

L’indennità per aver riconosciuto il proprio stato di invalidità si ottiene presentando domanda all’INPS, qui inizia tutto il giro di scartoffie per veder riconosciuti i propri diritti. Il medico curante deve presentare tutti i certificati di malattia e delle cure in atto e il paziente deve presentare domanda di riconoscimento.

 

L’accertamento dello stato di invalidità civile o di handicap autorizza ad usufruire di agevolazioni, come l’esenzione dal pagamento del ticket per farmaci e prestazioni sanitarie, e dà la possibilità di ricevere un assegno.

“Oh, molto bene!”, penserai, “non posso lavorare ma almeno ricevo uno stipendio”. In effetti è una cosa positiva, se non fosse per il fatto che questo assegno non viene rilasciato a chiunque… e non solo.

 

Il reddito annuale personale non deve superare i 4.800€ e il malato deve essere privo di occupazione – e fin qui ci possiamo stare – inoltre l’invalidità accertata deve essere superiore al 74%. Lo so, è difficile comprendere a cosa si riferisca questa percentuale.

 

Una cosa è sicura, il 74% è una follia!

 

Ti dico solo che chi ha subito un trapianto cardiaco può non superare questa soglia, così come un cardiopatico grave.

Anche i malati di sclerosi multipla, di parkinson, di epilessia possono non vedersi riconosciuta questa percentuale.

L’ipovedente grave può ottenere al massimo il 60% e l’artrite reumatoide rientra, a seconda dell’entità, in una scala che va dal 21 al 100%….se dopo aver fatto domanda ottieni una percentuale del 72% ti viene da dire “Porca miseria, potevo stare un po’ più male!”. 

 

Appurato questo problema della percentuale di invalidità, proviamo a capire quanto è l’assegno per coloro che superano la famosa soglia del 74%. L’assegno d’invalidità sarà di 279,47€ mensili.

 

Se non sei più in gradi di lavorare e di guadagnarti uno stipendio, con soli 279,47€ mensili cosa pensi di farci?

 

E’ già tanto se riesci a farci la spesa un paio di volte, figuriamoci se uno avesse da mandare avanti una famiglia e da pagare un affitto. Con questa cifra è possibile permettersi giusto un letto in camera condivisa con studenti universitari.

 

Non è finita qui. Un handicap o una disabilità non sono fatti assoluti, quando parliamo di persone, di malattie, di disagi, di sofferenza, tutto è relativo… l’oggettività è un concetto labile.

 

Al termine dell’iter per la richiesta di invalidità, nel caso in cui il malato non si veda riconosciuta una valutazione (punti percentuali) sufficiente per la sua patologia, può presentare ricorso entro 6 mesi ad una commissione specifica dell’INPS. Questo processo ha un costo sia economico che temporale, che comunque, anche con esito negativo, deve essere considerato.

 

Questi sono i casi in cui, talvolta, preferisci rinunciare ai tuoi diritti per non incorrere in acidità di stomaco e frustrazioni ulteriori.

Immagina quindi che cosa deve attraversare una persona malata, un invalido, che ha dovuto stravolgere la propria vita, rinunciando ad un lavoro e ad una vita normale.

 

Proviamo ad immedesimarci: oltre a subire le conseguenze fisiche della malattia, devi subire incertezze economiche e processi burocratici. Dovresti pensare solo a curarti e invece devi pensare a come trovare i soldi per poterlo fare! 

Per fortuna posso dirti che questo enorme fardello puoi togliertelo dalle spalle, la si ottiene subito e si impara a coltivare per sentirti sempre protetto da qualsiasi Tornado.

 

Quando scopri gli incredibili benefici che ti dà non potrai farne a meno. Ti dico questo non solo per poter prevenire una tragedia, non ti augurerei mai di arrivare a dover discutere di quel 74%, ma per dirti che le incertezze possono trasformarsi in certezze fin da subito. La tranquillità di vivere con la sicurezza e la serenità di essere tutelati sempre è impagabile!!!

Il resto son chiacchiere!

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