Skip to content

La sanità Italiana: un’eccellenza rispetto al resto mondo, ma con dei “se” che possono cambiare le sorti della propria vita

Marco avrebbe dovuto operarsi d’urgenza, ma la lista di attesa ha rischiato di fargli perdere la vita.

Scrivere di questo argomento per me non è facile, visto che è stato uno dei pochi momenti dove realmente ho ritenuto di aver fallito nel mio compito personale e soprattutto in quello professionale.

Qualche anno fa, ad una persona a me cara hanno diagnosticato un tumore alla pancia molto delicato, con delle manifestazioni visibili anche ad occhio nudo, dovute ad un repentino gonfiore dell’addome.

Quando è successo eravamo alla soglia dell’estate, momento in cui inizi a pregustare le vacanze, le giornate di relax, i momenti con gli amici.Ma d’un tratto una telefonata cambia irreversibilmente la vita di Marco. “C’è qualcosa che non va, dobbiamo approfondire”, gli dice il dottore.

Dopo aver assorbito il colpo, all’improvviso si affacciano i tanti “Perché”, “Ma come”, “E ora cosa facciamo?”. Mille persone ti danno consigli, rimbalzi da un parere all’altro, ma alla fine rimani tu, con i tuoi pensieri, nell’attesa che qualcuno ti dia una speranza concreta di guarigione.

Sì, perché fa piacere avere persone che in quei momenti ti possono stare vicino, ma il loro sguardo in realtà ti ricorda sempre con quale bestia stai combattendo. Addirittura sei tu che ti ritrovi a tranquillizzare gli altri, proprio per non scorgere in loro quel velo di tristezza, a ricordarti che la vita ti sta mettendo duramente alla prova.

E per il mio amico il vero calvario deve ancora iniziare.

Dopo svariate analisi e visite mediche, Marco decide di rivolgersi all’Istituto tumori di Milano. Perché i centri specializzati in Italia per quel tipo di tumore sono solo 3.
Così, tutta la famiglia, carica di grandi speranze, inizia il viaggio per Milano.

Ricevono molta accoglienza e tutti i medici sono attenti al problema. Arriva la diagnosi, in parte positiva perché il tumore è operabile, ma la criticità non è tale al punto da poter intervenire subito.

“La mettiamo in lista d’attesa”, si sentono dire.
Marco torna a casa fiducioso, anche se sa di dover affrontare un’operazione molto pesante. In queste circostanze cominci a pronosticare quando ti chiameranno e nell’attesa ti informi meglio, un po’ su internet, o da qualcuno che ci è passato prima, o ti aggrappi a qualsiasi notizia che ti possa dare una risposta su quando avverrà il fatidico momento.

Nel frattempo l’addome del mio amico continua a crescere, quasi come se il suo tumore volesse dirgli “Hey, sono sempre qui, non sono scomparso!”.

Passano i giorni, le settimane, i mesi e Marco si trova ancora solo, a combattere con i suoi demoni.
In alcuni momenti gli manca perfino la voglia di alzarsi dal letto. In altri si chiede: “E se qualcosa dovesse andare storto, ho sistemato tutto? Ho messo al sicuro i miei figli, mia moglie e tutto il resto?”

E mentre questi pensieri gli fanno scoppiare la testa, la telefonata che tanto attende ancora non arriva.
L’ansia e le preoccupazioni crescono. Ha la sensazione che la vita gli stia sfuggendo di mano, senza che lui possa farci niente. È terribile.

Anche i familiari vivono questa angoscia e il senso di impotenza. Passato molto tempo, la moglie del mio amico inizia a fare qualche telefonata, anche insistentemente, per sapere cosa devono fare, quanto tempo ancora devono soffrire.

Ad un certo punto, dall’altra parte del telefono, si sente rispondere, con tono anche un po’ scocciato: “Cosa vuole? Che facciamo passare avanti suo marito? Ci sono tante persone in lista”.

Allora sì che tutto diventa indefinito, la tua vita, le tue speranze, il tuo lavoro, e piano piano rischi di scoraggiarti, di lasciarti andare.

Ma Marco non si arrende. Qualche altra soluzione deve pur esserci.
Certo, l’operazione te la organizzano in 15 giorni, ma se paghi circa € 100.000, altrimenti attendi il tuo turno.

Ed è qui il mio rammarico: pensare che il mio amico avrebbe potuto accedere alle cure necessarie in un batter d’occhi. Il calvario ci sarebbe stato comunque, perché avere un tumore e subire una grossa operazione sono sofferenze già abbastanza grandi da dover affrontare, ma almeno sarebbe riuscito ad evitare molto dolore inutile in più.

La storia prosegue.

Grazie all’intraprendenza della moglie, sempre in cerca di altre risposte, Marco riesce a farsi visitare all’ospedale di Torino. Qui un’equipe si interessa molto del suo caso, tanto da chiedere l’autorizzazione a fare delle ricerche sul tumore che lo sta facendo dannare.

Dentro di te pensi “Che botta di fortuna, sono un caso studio!”.
Certo, non è una bella posizione, ma questa casualità ti permette di essere operato e anche velocemente. Chiaramente non sai se i medici sono quelli giusto o no, se sanno fare bene il loro mestiere, ma d’altronde che alternative hai?

Marco inizia a tirare un respiro di sollievo, ma spuntano altri interrogativi.
Si chiede come avverrà l’operazione, in cosa consiste, che ne faranno del tuo corpo. Gli viene detto che l’operazione sarà molto complicata, perché si tratta di in intervento molto invasivo, dovranno aprirlo e non poco. Inoltre la degenza e il decorso saranno faticosi.

Infatti così è stato. Il mio amico ha dovuto affrontare un percorso difficilissimo, lungo e problematico. Il tutto aggravato dal pensiero di dover portare avanti un lavoro e una famiglia.

Marco ce la mette tutta e cerca di rimettere in sesto il suo corpo e la sua vita. Deve fare continui accertamenti e deve superare ogni 6 mesi.

È così che, 2 anni dopo la terribile operazione, scopre che c’è qualcosa che non va, c’è di nuovo un incidente lungo la strada della sua vita e dovrà rimettersi nella corsia di emergenza.
Il tumore è tornato. L’unica consolazione è che questa volta, dicono, l’operazione dovrebbe essere più leggera.

Probabilmente è stato così, ma il decorso è stato tutt’altro che lieve. Il corpo non si era ancora ripreso dal primo intervento. Si sono sommate le debolezze fisiche e morali che hanno portato a situazioni allucinanti: svenimenti, ricoveri d’urgenza all’ospedale, ricoveri lunghi e la fragilità del corpo che a volte non gli permetteva neanche di alzarti dal letto.

Marco, piano piano, cerca comunque di riprenderti, mentre il suo medico gli dice che la “recidiva” in questo tipo di tumore è normale. In poche parole lo potranno operare di nuovo.

E qui ritorna il mio ulteriore rammarico.
Molti anni prima avevo parlato al mio amico dell’importanza di una copertura sanitaria integrativa.
Così attivammo la protezione.

Dopo qualche anno un leggero malore costrinse Marco ad andare in ospedale. Per fortuna non era niente di grave.
Appena dimesso Marco mi chiede se era previsto un qualche tipo di rimborso dall’assicurazione.
Gli comunicai che, a parte la degenza, non sarebbe stato rimborsato nient’altro, visto che aveva risolto tutto utilizzando il normale sistema pubblico. A quel punto, non sentendo un beneficio dalla sua esperienza, Marco ritenne che quella copertura fosse superflua. Così la annullò.

Penso che se avesse avuto quella protezione attiva oggi, il mio amico avrebbe potuto affrontare il suo tumore senza subire tutto quel calvario.

Il mio senso di fallimento proviene dal fatto che probabilmente non sono riuscito a far capire fino in fondo l’importanza di trasferire questo rischio.

La verità è che fino a quel momento avevo fatto sempre difficoltà con parenti e amici ad essere lucido, perché ritenevo di non dover mischiare i miei rapporti personali con quelli lavorativi.
Pur sapendo chiaramente il beneficio che avrebbero avuto da determinate coperture. E quello, lo ammetto, è stato un mio errore, come persona e come professionista.

Ancora oggi tutto ciò mi lascia l’amaro in bocca, perché abbiamo scoperto che quel tipo di tumore, in alcune strutture del mondo, sarebbe stato tolto in maniera non invasiva, mentre Marco ha subito operazioni invasive che lo hanno debilitato molto.

Questo vuol dire che, così facendo, si sarebbero potute ridurre di molto le conseguenze fisiche causate da una brutta e lunga operazione.
Questo nuovo scenario cambia completamente la qualità della vita, riducendo inoltre i pericoli legati ad un intervento ad addome aperto.

Purtroppo, dopo l’ultima operazione, il fisico del mio amico non ha retto e paradossalmente se ne andato a causa di un arresto cardiaco. Proprio lui, che aveva la forza di un toro.

Sfortunatamente non posso tornare indietro nel tempo e ogni tanto mi dico che forse non avrei comunque cambiato niente, ma solo il fatto di non averlo fatto mi ha segnato profondamente.
Questa è una storia fatta di sofferenza, di difficoltà, di paure. Ogni volta che la racconto per me non è facile.

Purtroppo la vita, all’improvviso, può metterci di fronte ad una realtà angosciante. Ci vuole poco perché un normale controllo medico ribalti la nostra prospettiva.
Pensa all’attesa estenuante delle telefonata, a tutto ciò che può provare un malato e la sua famiglia nell’attendere di sapere che ne sarà di lui.
La notte non dormi, hai paura che anche un giorno in più possa fare la differenza tra la vita e la morte. Inoltre quando provi a informarti, talvolta, trovi freddezza, non ti senti ascoltato.

Di fronte alla burocrazia e ai sistemi informatici delle liste di attesa, il malato si sente solo ed abbandonato. Oltre alla sofferenza fisica si somma anche quella morale e a questo punto è difficile farsi forza per andare avanti. Arrivi ad operarti che sei già enormemente provato. E questo aggrava solo la situazione.

Poi adesso non è più come prima. Negli ultimi anni alcune prestazioni sanitarie sono diventate un accesso di lusso.

Questo articolo ci rivela che una lunga attesa due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, è “l’effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”.

I tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni nel pubblico (due mesi) a fronte di 9 nell’intramoenia, 7 nel privato e 39 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: per esempio, 112 giorni per una Colonscopia (quasi quattro mesi di attesa), contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Attese medie che risultano aumentare rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.

A volte è più conveniente ricevere la stessa prestazione in strutture mediche private, anziché addentrarsi in telefonate e liste di attesa a fronte di un pagamento praticamente paritario.

Poi è chiaro, alcune cose possono attendere. Se ci dicono che dobbiamo aspettare 6 mesi per una normale visita oculistica di controllo, per essere operato per la rimozione della cataratta, ci sembra assurdo ma possiamo affrontarlo.
Altre cose però non lasciano spazio all’attesa.
Se sai che un tumore ti sta mangiando dentro, come fai ad aspettare a casa mesi e mesi? Se sai che un’operazione eseguita velocemente potrebbe fare la differenza nel tornare come prima, come fai ad aspettare?

 

Se hai i soldi non ci sono problemi, te la cavi, ma chi hai 100.000€ + 100.000€ , + … da parte per potersi operare?

 

Normalmente mettiamo in conto che alcune spese mediche vanno fatte. Siamo umani, ci ammaliamo e ci dobbiamo curare. Gli antibiotici e gli integratori per guarire dalla consueta influenza invernale ti fanno uscire dalla farmacia con un bel pacchetto di medicinali e le tasche svuotate di diverse decide di euro.

Tuo figlio va dal dentista e, per sistemare i denti, deve mettere un apparecchio. Certo ti pesa un po’ spendere 2.000 €, ma per tuo figlio fai questo ed altro.

Un’ernia al disco ti causa dolore costante, per farti operare ti dicono che ci vogliono mesi di attesa, il fastidio continuo mette la tua sopportazione a dura prova e decidi di operarti a pagamento. Quanto costerà? Sarà una cifra consistente? Basterà a rinunciare alle ferie estive? E se andiamo oltre come la mettiamo?

Durante la quotidianità capita di farsi male, magari mentre facciamo attività fisica o mentre svolgiamo una mansione domestica. Spesso basta veramente poco. Un attimo e ti trovi il crociato da sistemare.
In casi come questo devi muoverti, perché più ci cammini sopra e più il rischio di lesionarlo ulteriormente aumenta. Se pensi di bypassare la sanità pubblica devi sborsare 8.000€.

Ecco che non basta più rinunciare alle ferie, è necessario avere da parte qualche soldo. E stiamo parlando soltanto del legamento di un ginocchio.
La faccenda è ben diversa se all’improvviso l’incidente sull’autostrada della nostra vita diventa ben altro. Non solo dobbiamo metterci in corsia di emergenza, ma dobbiamo chiamare al più presto dei soccorsi validi.

E pensiamo che:

  • La sostituzione di una valvola polmonare costa circa 25.000€,
  • Un intervento per inserire un bypass al cuore costa circa 22.000€
  • L’utilizzo di una stanza nei reparti di degenza libero professionali costa 280€ + iva al giorno,

fonte: http://www.aosp.bo.it/files/tariffario.pdf dati risalenti al 2014

Non ci pensiamo spesso, ma gli interventi medici hanno un costo parecchio elevato. Eravamo abituati ad una sanità pubblica efficiente, almeno così ci hanno sempre raccontato. L’Italia ha sempre vantato di essere tra le prima nazioni per efficienza della sanità pubblica, ma a questo punto il tempo al passato è doveroso.

Non importa fare tante ricerche, ci accorgiamo da soli che ci sono delle falle grosse nel sistema sanitario. E anche la nostra Toscana non viene scansata da questo malfunzionamento.
Adesso, con la sofferenza economica dello Stato italiano, non c’è da aspettarsi che le cose migliorino.

E inoltre dobbiamo chiederci:

Posso scegliere chi mi cura? Oppure devo accontentarmi del Medico di turno?

 

Marco non poteva certo evitare la sua malattia, ma avrebbe potuto scegliere a chi affidare la sua vita.
Si sarebbe potuto permettere le migliori strutture ospedaliere, anche all’estero, con le tecnologie mediche più innovative. Avrebbe avuto supporto ed assistenza negli iter burocratici e fare tutto questo in tempi rapidissimi.
Marco avrebbe potuto salvarsi.

Articolo informativo ai fini della vendita. Per informazioni rivolgersi in Agenzia.