Quella mattina mi sentivo carico.
Avevo un appuntamento di lavoro importante. Mi ero detto che sarei dovuto arrivare lucido, preciso, in forma. Da quando mi ero alzato continuavo a ripetermi in testa le parole giuste.
In casa c’era il solito silenzio dell’alba. Lo adoro, mi aiuta sempre a rilassarmi.
Esco di camera per andare in bagno e incontro mio figlio, ancora mezzo addormentato, che si trascina in cucina per fare colazione. Mi guarda e mi dice solo: “In bocca al lupo per l’appuntamento”. Io e Gabriele siamo da sempre in sintonia, e adoro quando mi sostiene.
Entro in doccia bello carico e, per non rischiare di fare tardi, faccio tutto di fretta. Troppa fretta. Per uscire metto un piede fuori, la ciabatta scivola e io con lei.
È un attimo.
Sento il corpo che perde equilibrio, poi il colpo secco.
Mi si blocca il respiro. Per un secondo non capisco più dove sono. Rimango immobile, mentre sento dei passi veloci e pesanti che si dirigono verso il bagno.
Mi ritrovo Gabriele sulla porta, che mi guarda con gli occhi spalancati. Non dice niente per un secondo. Poi mi fa, a bassa voce: “Mi hai fatto prendere un colpo.”
Io sono lì, seduto per terra, bagnato, con il cuore che batte come un tamburo. Provo a fare il forte, come sempre. Mi esce solo un “Tranquillo… sto bene.”
Per fortuna è solo un grosso spavento. Un livido, un dolore che resta addosso per un po’.
Ma la cosa che mi colpisce davvero è lo sguardo di mio figlio. Anche se ha sedici anni e fa il duro, in quel momento ha avuto paura. E io con lui.
Bastavano due centimetri. Bastava cadere in un punto diverso e oggi non starei pensando al lavoro, alla riunione, alle cose da fare. Oggi sarebbe stato un altro giorno. Un’altra storia.
Perché la vita non avvisa. Non suona. Non aspetta che tu abbia tempo.
Quell’appuntamento di lavoro lo rimando e mi prendo una giornata per stare con mio figlio. Abbiamo passeggiato e parlato. È stato bello.
Non voglio vivere con la paura addosso. Non è il mio modo. Ma non voglio nemmeno fare finta che certe cose non possano succedere.
Voglio esserci. Voglio restare solido. Voglio che Gabriele possa sentirsi al sicuro, sempre. Voglio che un evento come quello che mi è successo non arrivi a stravolgere le nostre vite.
E se ci sono cose che posso fare oggi, per proteggere la nostra serenità quando tutto gira per il verso giusto, allora ha senso agire.
Quella mattina mi guardo allo specchio, con l’asciugamano sulle spalle e il cuore ancora in gola, e mi dico una cosa semplice: Non posso controllare tutto, ma posso scegliere di non lasciare al caso ciò che amo.
Riccardo

