Da qualche mese, il sabato ha un ritmo diverso.
La mattina mi sveglio presto, preparo un caffè veloce e controllo mentalmente le cose da fare: passare da mamma, portarle la spesa, sistemare due medicine, dare un’occhiata alle bollette, fare una lavatrice. Poi torno a casa e riparto con la mia vita, che nel frattempo non si è fermata.
Mia madre se la cava ancora. Non è “da sola” nel senso pieno del termine. Cammina, cucina qualcosa, mi chiama per fare due chiacchiere. Ma la verità è che ha bisogno. Di presenza, di attenzioni, di qualcuno che le stia dietro.
E noi ci siamo.
Io e mio marito facciamo il possibile, anche economicamente. A volte ci riusciamo bene. A volte siamo stanchi, nervosi, con la sensazione che quello che facciamo non basti mai. Con la paura che questo equilibrio si spezzi da un momento all’altro.
Non lo dico spesso, ma ci sono giornate in cui è pesante.
Non perché non voglia bene a mia madre. Le voglio bene da morire.
Mi pesa perché capisco cosa significa davvero “avere qualcuno da seguire”. Significa che se ti ammali tu, non puoi semplicemente fermarti. Che se hai un imprevisto, devi incastrarlo. Che se sei a corto di energie… devi trovarne altre.
Un giorno mamma mi ha guardata e mi fa, con quella sua voce leggera: “Non ti preoccupare, io non voglio dar fastidio.”
E lì ho avuto una stretta allo stomaco.
Perché lei non è un fastidio. È mia madre. È una vita intera.
Ma io vedo anche la fatica e i sacrifici che si nascondono dietro al prendersi cura di qualcuno. Sacrifici che a volte, da soli, non bastano.
Sento questa fatica, il pensiero di “non essere abbastanza”, e penso ai miei figli. Io non voglio questo per loro.
Non voglio che un giorno si trovino a reggere tutto, come sto facendo io adesso. Non voglio che debbano scegliere tra la loro vita e il prendersi cura di me. Non voglio essere il loro pensiero fisso, la loro preoccupazione nascosta, il loro “non possiamo partire perché…”.
Voglio che mi vengano a trovare con il cuore leggero.
Voglio che mi abbraccino, mi raccontino la loro vita, e poi tornino alla loro, sereni.
Non la certezza che tutto andrà bene. Quella non ce l’ha nessuno.
Ma voglio avere la sensazione di poter costruire un appoggio, un equilibrio, un modo per non lasciare tutto sulle spalle di chi ami.
Adesso non mi sento più “in lotta”, ma più presente.
E quando accompagno mamma a fare due passi e lei mi stringe il braccio, io penso che la serenità è anche questo: imparare dal presente, per proteggere il futuro.
Lavinia

