Mi fermo spesso a guardarla.
Giada è lì, in piedi, con una mano appoggiata sulla pancia e lo sguardo perso da qualche parte, come se stesse già parlando con Elia in un linguaggio che io posso solo intuire. Quel pancione ogni giorno mi sembra un po’ più reale.
Io resto in silenzio. Ci sono momenti in cui le parole non servono. Basta guardare.
È una felicità difficile da spiegare. Piena, pulita, quasi commovente.
Talvolta, però, mi assale la sensazione che la vita stia diventando più grande di me.
Da quando aspettiamo un figlio, anche le cose più normali hanno cambiato peso. La casa, i progetti, i conti da fare, il modo in cui immaginiamo i prossimi anni. Stiamo diventando una famiglia.
Io sono uno che pensa positivo. Mi piace guardare avanti con fiducia. Eppure, da quando so che diventerò padre, ogni tanto mi attraversa una domanda.
“Sarò all’altezza?”
Non come padre perfetto. Quello non esiste.
Ma come genitore presente, capace di esserci davvero. Capace di dare stabilità, di proteggere la serenità di casa nostra, di non farmi trovare impreparato se un giorno la vita dovesse metterci davanti a qualcosa di inatteso.
Una sera ne ho parlato con Giada.
Le ho solo detto che, insieme alla felicità, sentivo addosso anche tutta la responsabilità di questo momento.
Lei mi ha guardato con quella calma che ha sempre, ha sorriso e mi ha detto che non dovevo portare tutto da solo.
Ed è stato lì che ho sentito ancora di più quanto siamo una squadra.
Per fortuna, alcune scelte le abbiamo fatte già da tempo. Non per paura. Non perché volessimo vivere con il pensiero fisso di quello che potrebbe andare storto. Ma perché ci piace l’idea di costruire il futuro con responsabilità, senza lasciare tutto al caso.
Sapere di averlo fatto mi alleggerisce.
Mi permette di vivere questa attesa con più pienezza. Di godermi la bellezza di questi mesi. Di guardare Giada con la mano sul pancione e sentire soprattutto la meraviglia, non il peso.
E quando la vedo così radiosa, in attesa che la famiglia si allarghi, penso che la felicità ha bisogno di spazio per essere vissuta davvero.
E quello spazio, in fondo, è proprio questo.
La serenità di sapere che stiamo costruendo il nostro domani con amore, con cura e con uno sguardo fiducioso verso il futuro.
Mattia

